Se fate parte della categoria under 30, è molto probabile che non abbiate mai sentito nominare Tinto Brass. Potreste provare a chiedere delucidazioni a vostro fratello maggiore o a vostro padre, giusto per vedere se arrossiscono imbarazzati. 

Prima che decidesse di convertirsi al voyeurismo grottesco, al culto delle natiche e ai film erotici (queste sì che sono conversioni serie, mica quella di Paolo B.) il regista milanese era considerato una promessa del cinema italiano “d’autore”. Per questo motivo, il grandissimo Dino De Laurentiis volle metterlo a prova con una produzione ad alto contenuto di celebrità.

Dietro allo sgangherato Disco Volante troviamo “il cervello di Alberto Sordi” Rodolfo Sonego in qualità sceneggiatore, e davanti alla macchina da presa l’Albertone nazionale, una Monica Vitti venetissima e voracissima e Silvana Mangano in versione ultra-agreste (ancor più di quanto non fosse in Riso Amaro, ma ci arriviamo dopo).

Il pretesto per dileggiare la castigata e ipocrita provincia veneta è l’avvistamento degli alieni da parte della popolazione di Carpenedo Veneto o, come direbbe il brigadiere, Garbenedo Venedo. Le ricerche degli extraterrestri si svolgeranno tra interrogatori improbabili, scappatelle e bicchieri di vino. Protagonista assoluto è Albertone, impegnato in ben 4 ruoli: un brigadiere dal baffetto messicano; uno scrittore incompreso e boicottato; un parroco avvinazzato e infine un conte “non del tutto padrone di sé”.

Questo graffiante mockumentary sulla campagna veneta mette alla berlina l’arretratezza di quel nord-est che ha cercato di scrollarsi di dosso il passato contadino, ma che in fondo non è cambiato molto negli ultimi 70 anni. Se escludiamo il passaggio dal trattore al SUV, chiaro.

Ecco come si presenta il piccolo paesino testimone dello sbarco alieno nel 1964: velatamente (neanche troppo) reazionario, bigotto e represso, credulone e arrogante, pieno di pettegolezzi e corna. Non voglio dire che sia ancora così eh! Ma appena potrete, fate voi un giro per quelle zone e poi fatemi sapere.

Purtroppo, Il disco volante su questo aspetto è solamente ammiccante (dove invece Signore e Signori sarà esplicito) e diventa poco più di un capriccio, un film che non decolla mai, un prodotto fatto su misura per Sordi. Chissà cosa sarebbe potuto diventare con una maggiore coerenza registica e qualche miglioramento in fase di montaggio.

Tra i personaggi del film, spiccano quello di Vittoria (Silvana Mangano), madre single che si fa carico di “7 figli e 1 porco”, quest’ultimo nella veste di unica ricchezza della famiglia; Dolores (Monica Vitti), fém fatàl come si pronuncia da quelle parti, insensibile alla poesie dell’amante ma attizzata dal dialetto locale “Dime porca che me piase de più“, e infine la contessa avvelenatrice di partigiani e organizzatrice di parties.

Quello di Brass è stato sicuramente un esperimento insolito nel panorama cinematografico italiano… se avete un’oretta libera per me vale comunque la pena di guardarlo. 

Marco Lera