Fra le maggiori opere di Angela Carter (1940-1992), scrittrice, saggista e giornalista britannica, figura La camera di sangue (1979), a detta di molti critici, il suo capolavoro. La camera di sangue, opera vincitrice del Cheltenham Festival of Literature Award, è una collezione di racconti che rileggono e riscrivono alcune delle più celebri fiabe tradizionali

Angela Carter è un’autrice anticonformista ed eclettica, la cui produzione è caratterizzata da una contaminazione tra i generi. Carter attinge dal simbolismo, da temi derivati dal gotico, dalle fiabe e dal folklore per criticare la società e rappresentare in maniera sovversiva il genere, l’identità, i legami famigliari e la sessualità. Se le sue opere sono da un lato in linea con le teorie femministe a lei contemporanee, d’altro canto vanno oltre. Nel suo saggio La donna sadiana, Carter denuncia il dominio del patriarcato nella società inglese del tempo, e al contempo è convinta che uomini e donne siano essenzialmente simili. Secondo Carter, rifiutare le differenze di genere e scardinare l’idea che l’amore sia sinonimo di schiavitù sono atti indispensabili per contrastare il patriarcato. 

La struttura de La camera di sangue è data da dieci racconti: oltre alla storia che dà il titolo alla raccolta, essa contiene tre storie di felini (La corte di Mr. Lyon, La sposa della tigre, Il gatto con gli stivali), tre storie di creature magiche (Il re degli elfi, La bambina di neve, La signora della casa dell’amore) e tre storie di lupi mannari (Il lupo mannaro, La compagnia di lupi, Lupo-Alice).

Il racconto-titolo, La camera di sangue, rielabora la leggenda di Barbablù (1697) di Charles Perrault. La trama del racconto ricalca in buona parte quella della fiaba tradizionale: una giovane ragazza indigente sposa un abbiente marchese molto più vecchio di lei. Una volta giunta al suo castello, la giovane capisce che il Marchese, tre volte vedovo in circostanze sospette e fanatico della pornografia sadica, nasconde oscuri segreti. All’alba di un viaggio di lavoro, il Marchese consegna alla moglie le chiavi del suo castello, avvertendola che potrà aprire qualunque camera eccetto una. Durante l’assenza del marito, vinta dal desiderio di conoscere meglio il compagno, la giovane apre la stanza proibita. Subito le si presenta di fronte una scena raccapricciante: nella camera giacciono i resti delle tre precedenti mogli, sul pavimento un’enorme pozza di sangue, in cui la giovane, scioccata, fa cadere le chiavi. Un cuore di sangue marchia la chiave e, nonostante i numerosi tentativi, non può essere rimosso. Al suo ritorno, nonostante i maldestri tentativi della giovane di celare l’accaduto, il Marchese scopre la chiave e la preme sulla fronte della sposa lasciando un marchio speculare che indica il suo imminente sacrificio. È tutto pronto per la decapitazione quando la madre dell’eroina spara un colpo in testa al Marchese. A differenza della versione originale, in cui sono i fratelli della giovane a venire in suo soccorso e a uccidere Barbablù, questa riscrittura si conclude con l’intervento salvifico da parte della madre

Tuttavia, il finale non è l’unica divergenza tra l’originale di Perrault e la riscrittura di Carter: in primis c’è lo spostamento del focus. Ne La camera di sangue, la vicenda è narrata in prima persona, attraverso il punto di vista della giovane protagonista, un punto di vista totalmente estraneo alle fiabe. 

Inoltre, sul piano tematico, la trama presenta uno dei temi tradizionali del racconto gotico: la ragazza vergine perseguitata dal ricco e libertino Marchese, che diverrà presto il suo aguzzino. Nel rifacimento di Carter, però, la giovane avverte sin dall’inizio qualcosa di disturbante nell’uomo. Eppure, decide comunque di sposarlo, in parte per la curiosità che prova nei confronti del matrimonio e del sesso, in parte per motivi di denaro. 

Durante tutta la narrazione, la protagonista si riferisce all’antagonista unicamente con il nome di “Marchese”, scelta che più di tutte palesa l’allusione al Marchese de Sade. Oltre a ciò, all’interno della storia sono presenti diversi particolari che trasmettono la sensazione che il Marchese sia un’incarnazione inumana della perversione e del potere distruttivo. Ad esempio, il Marchese è affezionato a delle opali rosse, che tradizionalmente sono associate alla magia nera e alla sfortuna, oppure la faccia del Marchese è descritta più come una maschera che un viso umano, e ancora, la collana di rubini che il Marchese regala alla protagonista è simbolo di imprigionamento e morte per decapitazione. 

Tuttavia, questo racconto sull’innocenza perduta si chiude in un tono misto, proprio del gotico, e con il riconoscimento da parte dell’eroina della propria corruttibilità. La rappresentazione dell’oppressione sessuale e dell’oggettificazione delle donne dà alla storia un tono femminista, ma Carter è più radicale nell’implicare che le donne talvolta concorrono al mantenimento della loro stessa subordinazione. L’eroina, infatti, prova inizialmente attrazione e repulsione per il perverso e uxoricida Marchese. 

Una delle letture a cui Carter guarda di più nella stesura de La camera di sangue è Il mondo incantato: uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe di Bruno Bettelheim. Secondo l’analisi psicanalitica di Bettelheim, le fiabe introducono a bambini/e temi oscuri, quali sesso, morte e violenza, in chiave simbolica e in un contesto protetto. Li/e pongono di fronte ai dilemmi esistenziali, al fascino del male, esorcizzando così le loro paure e pulsioni, per rassicurarli/e infine che il bene trionfa sul male. Con La camera di sangue, Angela Carter vuole portare in superficie le immagini sessuali e violente contenute nelle fiabe per scomporre quella che considera una distinzione artificiale tra umano e animale, maschile e femminile, sé stesso e altro

Con questa collezione di racconti, Carter fa proprio e rinnova il linguaggio della fiaba. Se è vero che essa è una delle più antiche forme di trasmissione culturale, Carter si serve dei suoi archetipi in una collezione di riscritture, in cui immaginario erotico e gotico si fondono, per minarli e per riflettere sul femminile. 

Carter racconta di donne protagoniste, di donne che scoprono e si riappropriano della propria sessualità, che si salvano da sole o sono salvate da altre donne.

Micol Zanaga