LUNGOMETRAGGI

Regia di Marian Crișan, 2020.

“Figliolo qui una volta era tutta campagna elettorale”. Poi le elezioni passano e i campi restano, come sanno bene gli abitanti dei piccoli paesi in tutto il mondo.

I politici si ricordano di loro ogni 4 anni e si fanno vedere giusto il tempo di racimolare quanti più voti possibile per poi scrollarsi il fango dalle scarpe e ripartire il più in fretta possibile.

La distanza siderale tra il vorticoso mondo della Comunità Europea e questi luoghi isolati, sonnolenti e un po’ fatalisti è il filo conduttore del piacevolissimo Berliner.

Due mondi che si incontrano per caso, si squadrano sospettosi e si salutano malvolentieri, proprio come i due protagonisti del film. 

Il ministro Mocanu è impegnato nella campagna elettorale per il parlamento europeo quando la sua macchina ha un guasto lungo la strada che costeggia il campo nel quale sta lavorando il burbero e pragmatico Viorel. Una volta insediatosi in casa dell’agricoltore, il ministro si dedicherà alla raccolta dei voti a suon di palinca, generose offerte di trattori, storie di amicizia inventate di sana pianta e fotografie “con il popolo”.

La regia di Marian Crișan è leggera e ironica senza mai diventare kitsch o macchiettista (cosa che in Italia purtroppo sembra essere l’unica opzione rimasta); il ritratto della carovana elettorale nasce dall’esperienza diretta di chi sa che una volta passato il circo di camicie e strette di mano il paese verrà abbandonato di nuovo a sé stesso come un carrello della spesa nel parcheggio di un supermercato.

Il progresso in certe zone del nostro continente è un modernissimo treno europeo che si ferma in una stazione sovietica fatiscente; è la democrazia che chiama a raccolta quelli che considera dei figlioli prodighi che devono esercitare il proprio diritto perché “ogni voto conta”, specie se i voti possono garantire l’immunità parlamentare.

Mocanu è in fin dei conti un nuovo avatar del burocrate socialista dal ventre gonfio del quale ci si era liberati (in teoria) nel 1989… ma si sa, quelli rientrano dalla finestra, dalle fessure sotto la porta o da qualsiasi altro pertugio. Il politico di oggi controlla i like, orchestra campagne di diffamazione con l’appoggio di un umpa lumpa con la reflex e il titolo di “addetto marketing/social”, cita Kennedy nel campetto della parrocchia. Mai come in questo caso, al sentir pronunciare la famosa frase “Ich bin ein Berliner” avrei voluto che fosse vera l’interpretazione secondo la quale avrebbe in realtà dichiarato di essere un krapfen alla crema. Sarebbe stato più onesto.

Il film vi porta a Salonta, una tranquilla cittadina della Romania occidentale, la mia città natale … le macchine passano ogni mezz’ora, le persone vanno lentamente in bicicletta senza una meta precisa e persino i cani sembrano abbaiare più piano che nel resto del paese. Non si tratta solo di geografia, ma di raccontare una storia su persone che conosco, che capisco e verso cui provo empatia.” (M. Crișan) 

Consigliatissimo!

Marco Lera

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