Tratto dal romanzo omonimo di John Preston del 2007, The Dig ( La nave sepolta) è il secondo film del regista australiano Simon Stone, prodotto di casa Netflix e disponibile dal 29 gennaio 2021.

1939, Inghilterra. La ricca ereditiera Edith Pretty, vedova e madre – interpretata da una meravigliosa Carey Mulligan – ingaggia l’archeologo autodidatta Basil Brown (Ralph Fiennes) per occuparsi della ricerca di reperti archeologici presso il terreno della sua proprietà nelle campagne inglesi, nei pressi di Woodbridge. Gli scavi di Sutton Hoo portarono alla scoperta di diversi reperti di notevole importanza, tra cui i cimeli di una nave funeraria risalente al periodo anglosassone, a quel tempo considerato di scarsa rilevanza culturale. 

La caratterizzazione storica si incrocia con i drammi della famiglia Pretty. L’unico figlio dell’ereditiera è il perfetto personaggio di congiunzione tra gli scavi che vanno avanti e sua madre,  debole e malata. Brown diviene per la famiglia un punto di riferimento, mentre il suo lavoro viene invece continuamente non riconosciuto a causa della sua formazione non accademica. 

Non capita di rado di riconoscere allo strumento cinematografico l’importanza di portare all’attenzione figure di cui non si è parlato abbastanza. Basil Brown rientra tra queste.   

Il regista Simon Stone mette in scena una rappresentazione realistica di un importantissimo evento storico – caduto in sordina in un’ Inghilterra a un passo dalla dichiarazione di guerra – con un atteggiamento quasi documentaristico. I protagonisti della narrazione sono immersi nel loro mondo, la macchina da presa diventa un artificio capace di ricostruire le loro scoperte e se ne fa testimone. I punti di ripresa diffondono curiosità, sono originali, inaspettati in particolar modo per un prodotto Netflix. 

Il paesaggio padroneggia. Il vasto mondo naturale in cui i personaggi si muovono, lascia spazio alle loro imprese, ai loro drammi e alle storiche scoperte contese, poi nascoste e poi di nuovo mostrate. Le vicende personali si alternano alla visione storica di una popolazione che si sta preparando al secondo scontro mondiale: esercitazioni militari, dubbi, preoccupazioni, ma anche momenti di vita quotidiana racchiusi in un tipico pub inglese.  

La fotografia di Mike Eley e il reparto scenografico di Maria Djurkovic rendono il film di piacevole visione, lasciando alla narrazione lo spazio per potersi strutturare ampiamente. E se l’intento è quello di conoscenza, l’alternanza della scoperta e del dramma familiare porta il discorso verso una duplice morale da scoprire. 

Tutti falliamo, ogni giorno. 

Ci sono cose che non riusciamo a fare, a prescindere da quanto noi ci impegniamo.

Sarah Corsi