Sono passati dodici anni dalla picaresca tragedia de Il sorpasso (1962), caposaldo della Commedia all’italiana e classico intramontabile del genere. Dodici anni, e Dino Risi torna a capitanare un Vittorio Gassman affiancato da un giovane riluttante in un viaggio lungo la nostra penisola. Profumo di donna (1974) riprende lo spunto del film più celebre di Risi, il quale, sempre affiancato da Ruggero Maccari in fase di scrittura, ancora una volta sceglie la via della goliardia per giungere ad un epilogo di inattesa amarezza. Gassman veste qui i panni di Fausto Consolo, capitano dell’esercito in pensione e rimasto cieco in seguito all’esplosione di un ordigno bellico. Fausto deve partire da Torino alla volta di Napoli, ma a causa del suo handicap deve essere assistito dal diciottenne Giovanni Bertazzi, interpretato dall’adolescente Alessandro Momo nella sua ultima e più celebre apparizione su schermo, prima di morire in un incidente motociclistico a poche settimane dalla fine delle riprese.

L’innesco della comicità giunge anche in questo caso dalla divergenza di carattere tra i due protagonisti: il giovane Bertazzi si mostra introverso ed impacciato, quanto il capitano Consolo si palesa esuberante e vulcanico nonostante la disabilità.  Elemento quest’ultimo che concede agli autori di innestare nel tessuto narrativo una cospicua dose di irresistibili cortocircuiti di senso, in grado di sfociare in un umorismo nero che si mantiene in un funambolico equilibrio tra l’ilarità ed il cattivo gusto. Ma l’Italia che fa da contraltare alle avventure di questa improbabile coppia non è la ruggente nazione del boom economico inquadrata nel decennio precedente. In un contesto sociopolitico che pesa come un macigno (di piombo), la leggerezza fatica a farsi strada anche nel territorio della commedia, che qui appare oltremodo viziata da un alone di cupezza che si infittisce inesorabilmente.

La tragedia, in questo caso solo sfiorata, non è più una fatale conseguenza della smania modernista, ma una destinazione ben precisa e ricercata da un individuo che ha vissuto l’era del benessere seguita alla ricostruzione e che ora si trova a confrontarsi con il fallimento del progresso. Una condizione che connatura il film di una timida ma estremamente affascinante luce crepuscolare, la quale tende ad una notte nella quale viene però fatto rinvenire un bagliore di speranza. Quest’ultimo è ispirato dalla scena conclusiva, la quale pare suggerire che qualsiasi trauma possa essere lenito dal potere curativo dell’amore.

Tratto dal romanzo Il buio e il miele di Giovanni Irpino, Profumo di donna venne nominato a due premi Oscar (Miglior film straniero e Miglior sceneggiatura originale), ma successivamente adombrato dall’ingombrante presenza del suo antesignano del 1962 e soprattutto del noto remake d’oltreoceano: Scent of a Woman (1992) di Martin Brest, con Al Pacino come protagonista. Malgrado venga spesso esclusa dai titoli primari della filmografia di Dino Risi, quest’opera rimane innegabilmente una delle maggiori vette toccate dal cinema del Maestro della commedia. Un monito circa la natura fragile ed effimera del potere, ma anche e soprattutto un antidoto al peso opprimente della disillusione.

Andrea Pedrazzi