Appartenente alle nuove sette meraviglie del mondo, il Taj Mahal è da sempre considerato uno delle più notevoli bellezze dell’architettura.
Mumtāz Maḥal, che in persiano significa “la luce del palazzo“, consorte di Shah Jahan, morì nel 1631 dando alla luce il quattordicesimo figlio dell’imperatore. Addolorato per la morte dell’amata, ordinò immediatamente la costruzione del mausoleo in suo onore. Inizialmente la fece seppellire nel luogo della sua morte, ma a causa delle spese proibitive per il trasporto dei materiali, decise di spostare i lavori ad Agra.
I lavori di costruzione del mausoleo iniziarono nel 1632 e durarono circa 22 anni.


Il monumento venne costruito senza badare a spese, utilizzando materiali provenienti da ogni parte dell’India e dell’Asia: il marmo bianco venne portato da Makrana, il diaspro dal Punjab e la giada e il cristallo dalla Cina. I turchesi erano originari del Tibet e i lapislazzuli dell’Afghanistan, gli zaffiri venivano dallo Sri Lanka e la corniola dall’Arabia.
Terminata la costruzione del Taj, Shah Jahan fu deposto da uno dei figli ed imprigionato. In questo stesso periodo la capitale dell’impero Moghul venne spostata da Agra a Delhi, facendo diminuire notevolmente l’importanza della città e l’attenzione da parte delle autorità, il che la portò nel corso del tempo a subire vari danni a causa dell’abbandono.


Il complesso architettonico del Taj Mahal copre un’area molto vasta e si compone di cinque corpi principali: il darwaza (portone), il bageecha (giardino), che ha la tipica forma di giardino diviso in quattro parti, il masjid (moschea), il jawab (“casa degli ospiti”) ed infine il mausoleo vero e proprio. Ulteriori strutture secondarie sorgono addossate alle mura che dividono il complesso dall’esterno (sono disposte su tre lati, poiché quello settentrionale si affaccia sul fiume).
Il complesso tombale venne realizzato in modo tale da essere accessibile da tutti e quattro i punti cardinali, attraverso il fiume Yamuna (nord), due portali secondari (est e ovest) ed uno principale (sud). Entrando dal portone principale ci si trova nella parte iniziale del charbagh.
All’interno del giardino, si trovano aiuole di fiori, canali d’acqua che riflettono l’immagine del Taj e viali alberati, a simboleggiare il paradiso. Alla fine dell’asse centrale del giardino si trova il mausoleo. Ad ovest vi è situata la moschea: costruita in arenaria rossa, è l’edificio che santifica il complesso ed è il luogo di culto in cui si recano dei pellegrini. Ad est della tomba si trova invece il cosiddetto jawāb, edificio utilizzato come casa per gli ospiti e costruito come gemello della moschea, in modo da rispettare la simmetria architettonica.
La struttura funeraria è alta circa 68 metri. È posta al di sopra di una sopraelevazione di forma quadrata (con lato di 100 metri) e alta circa 7 metri; ai quattro vertici di questo quadrato sono posti altrettanti minareti. La pianta della struttura è quadrata, con un lato di 56,6 m, i cui angoli sono smussati in modo da ottenere  una forma ad ottagono irregolare.


L’intero edificio è sovrastato da cinque cupole: la più grande raggiunge i 35 metri di altezza e occupa la parte centrale, mentre le altre quattro sono più piccole (8 metri di diametro). Al centro del mausoleo è posta una stanza principale ottagonale che contiene i cenotafi di Shah Jahan e di Mumtaz Mahal e al di sotto della quale è posta un’ulteriore stanza minore (contenente le tombe dell’imperatore e di sua moglie).
La facciata è decorata con grandi nicchie che abbelliscono la struttura e al tempo stesso la alleggeriscono, scaricando la maggior parte del peso a terrs senza comprometterne la stabilità.


La costruzione del mausoleo è ricca di simbolismo: il massiccio plinto quadrato sottostante rappresenta il mondo materiale, la cupola circolare la perfezione della divinità e la forma ottagonale della struttura (vista come forma intermedia tra il quadrato ed il cerchio) l’uomo, punto di giunzione tra i due mondi (materiale e spirituale).
Semmai l’amore dovesse essere quantificato, di certo il Taj Mahal ne è l’emblema più evidente, frutto del ricordo di un amore perduto che con il suo candido marmo si staglierà nei cieli dell’India per sempre.

Tommaso Amato