Micha (Yury Paulau) è un acrobata russo rimasto senza lavoro né luogo in cui vivere, a causa di un forte infortunio alla gamba.

Conosce Christofe (Sébastien Ricard) – uomo benestante e di carattere introspettivo – in un lussuoso appartamento in vendita al ventesimo e ultimo piano di un palazzo in città. Durante il primo incontro, si comprende che mentre per l’acrobata l’appartamento è un mero rifugio per la notte (occupandolo abusivamente), per Christofe sarà la prossima abitazione. 

Tra i due avrà inizio, sia dai primi momenti, un rapporto amoroso caratterizzato da una fisicità importante, rapporti sessuali BDSM in cui entrambi sfogheranno gusti e abitudini violente, fuori dagli schemi – e dagli schermi – convenzionali. 

I due uomini sono contraddistinti da caratteri solitari. Christofe accudisce sua madre ai limiti delle sue possibilità, ma non riesce ad aiutarla come vorrebbe, sentendosi poco utile. Micha osserva l’atleta che ha preso il suo posto al trapezio, svolgendo il suo numero.

I loro sfoghi sono fisici, mai verbali. La sessualità occupa la maggior parte del loro tempo insieme, non lasciando spazio neanche alle prime presentazioni. Sono due persone che si lasciano “ondeggiare” dagli eventi- come acrobati ingenui su un trapezio – incorporando silenziosamente frustrazioni. L’appartamento per Christofe indica un nuovo inizio, un cambiamento necessario per la sua vita. Accoglie sin da subito l’acrobata, e pur essendo lui il proprietario di casa, inizialmente le dinamiche lo portano ad essere necessariamente ben disposto e consapevolmente sottomesso. 

La loro relazione avrà vari step, e attraverso questa anche la loro vita, tra il rapporto con la madre di uno e con la frustrazione lavorativa dell’altro. 

La narrazione della vicenda si alterna alle riprese di costruzioni in atto, a creare una congiunzione con il movimento dei due protagonisti, inesorabilmente lento. 

Il regista Rodrigue Jean tratta la fisicità nella pellicola in maniera diretta, reale, ben presente nella sua totalità. Da questa si è scelto di iniziare la narrazione dei personaggi, approfondendo le loro abitudini sessuali, come a farle rispecchiare all’opposto con i loro caratteri all’esterno. Questo resoconto però non funziona.

Il film, visivamente molto ben costruito, diviene prolisso, fin troppo dettagliato nei momenti d’intimità per poi non esserlo nelle situazioni delle loro vite all’esterno della casa. La pecca più evidente è quella di non aver saputo costruire i personaggi in maniera più approfondita, scegliendo di lasciare la completa interpretazione di ciò che li caratterizza a uno spettatore fin troppo impegnato ad andare oltre la durata e la quantità di silenzio presente che, seppur funzionale nelle parti iniziali, tende ad appesantire la visione. 

Sarah Corsi

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