CORTOMETRAGGIO

Assisto la notte violentata
L’aria è crivellata
Come una trina
Dalle schioppettate
Degli uomini
Ritratti
Nelle trincee
Come le lumache nel loro guscio

Mi pare
che un affannato
nugolo di scalpellini
batta il lastricato
di pietra di lava
delle mie strade
ed io l’ascolti
non vedendo
in dormiveglia
(G. Ungaretti, In dormiveglia.
 Valloncello di Cima Quattro il 6 agosto 1916, in Il porto sepolto, 1916.)

Il nitrato, utilizzato per anni nella realizzazione delle pellicole cinematografiche e poi abbandonato per la sua pericolosità, rappresenta la componente principale della polvere da sparo, a sua volta indispensabile per i fuochi d’artificio come per le bombe. 

A raccontarlo allo spettatore è una voce fuori campo, forse di un reduce, forse di un rifugiato, ma poco importa. Come accade al nitrato, in determinate circostanze anche la memoria si infiamma, si accende e fa ardere il ricordo, come un fuoco vivo nella mente, che non va sciogliendosi come la pellicola di un film, ma si fa sempre più limpido e cristallino nella mente di chi ricorda e, sebbene sepolto, risale in superficie. 

Yousra Benziane, la regista, a proposito del film ha detto: «A Montreal, in estate, vengono messi in scena fuochi d’artificio sul fiume San Lorenzo. I rifugiati non possono contemplarli, questo spettacolo li riporta alle bombe da cui sono fuggiti e risveglia le loro sindromi da shock post-traumatico».

Un’opera, quella di Benziane, capace di restituire, al pari di una poesia di guerra, tramite il testo lento e cadenzato della voce fuori campo, e le immagini in negativo, l’immediatezza della guerra e il meccanismo del ricordo che sappiamo innescabile da un’immagine, un gusto, un odore, un suono.

Tommaso Quilici