Nella vita di tutti i giorni, il valore di un oggetto cambia a seconda delle “competenze” culturali di chi lo osserva, per tale motivo gli oggetti in sé non hanno un significato insito in loro al momento della creazione, ma lo acquisiscono in seguito, in base al giudizio di chi li osserva, del suo livello culturale, del periodo storico, delle credenze e della comunità in cui è cresciuto.

Per secoli, la morale dettata dalle istituzioni ha posto una censura e un freno alla libertà di espressione artistica, spesso additandola come oscena, peccaminosa e fuorviante per il pubblico. Ma prima di trovare quel divario che separa arte e pornografia dobbiamo cercare di definire l’arte. Seppur impresa titanica, potremmo dire che essa viene vista principalmente come qualcosa di piacevole, adatto al pubblico, conservato in musei e pubblicato in riviste. L’arte, quindi, non dovrebbe provocare pensieri lascivi o fuorvianti. Altrettanto si potrebbe dire riguardo la difficoltà del creare arte; essa richiede indubbiamente talento, immaginazione, formazione, per poter dare allo spettatore delle sensazioni particolari. Emozioni di certo non solo positive, l’arte come sappiamo deve anche essere strana, offensiva, anticonformista, altrimenti non farebbe bene il suo lavoro. Due modi di concepire l’arte emergono, dunque: quello secondo cui “arte è bellezza”, concentrando l’attenzione sul contenuto, e quello che si orienta verso “arte è abilità”, focalizzandosi sulla tecnica.

Ma concepire e comprendere un’opera d’arte richiede un pensiero fluido, non limitato da paletti, apprezzando entrambe le visioni e distaccandosi dalla morale. La visione “arte è bellezza” pone in contrapposizione arte e pornografia, basandosi sul valore morale che l’immagine trasmette. Se possediamo un cattivo concetto della sessualità, sarà difficile trovare in un dipinto di un nudo un qualche contenuto culturalmente elevato; l’ “arte come tecnica”, invece, non si preoccupa del contenuto letterale, ma si concentra sulla maestria della tecnica e la creatività. In questa prospettiva, il contenuto sessuale non squalifica un oggetto dal suo essere un’opera d’arte.
La rappresentazione artistica del nudo è sempre stata presente nella storia dell’uomo. In ogni epoca, a partire dal paleolitico con la Venere di Willendorf, è possibile trovare esempi di opere a “contenuto sessuale”. Eppure, nonostante il nudo sia onnipresente (se non ostentato) nella nostra cultura contemporanea, vecchi imbarazzi e pudori non possono considerarsi del tutto superati. Persino social media come Facebook, Twitter e Instagram sono arrivati a vietare la pubblicazione di certi contenuti di nudo artistico, cosa non poco ipocrita, visto che contenuti palesemente per adulti sembrano persistere in alcuni casi. Questo divieto dimostra quanto controverso e attuale sia il discorso della censura del nudo.

Abbiamo già detto come la differenza sta nella percezione e nell’interpretazione di ciascun individuo del soggetto. La nudità nell’arte ha lo scopo di far apprezzare la bellezza del corpo umano. La pornografia, d’altra parte, ha il fine di suscitare i sentimenti sessuali del pubblico.
L’esempio che forse incarna di più questa polemica è il dipinto di Gustave Courbet, L’origine del mondo (L’origine du monde), un olio su tela di modeste dimensioni (46×55 cm), realizzato nel 1866 e conservato nel Museo d’Orsay di Parigi.
Il dipinto venne commissionato dal diplomatico turco-egiziano Khalil-Bey (1831-1879), personaggio alquanto eccentrico, amante del lusso e della movida, che aveva posto l’opera di Courbet in una stanza accessibile solo ad una ristrettissima cerchia di eletti. Per tale motivo, da subito divenne l’esempio del paradosso di un’opera famosissima ma poco vista dal vivo.

L’opera raffigura con cruda precisione, quasi fotografica, un primo piano di una vulva femminile coronata da riccioli pubici folti e neri. Il corpo della donna, adagiato sensualmente su un letto, è parzialmente ricoperto da un lenzuolo bianco, lasciando scoperto il seno destro. Il punto di vista ci pone in primo piano, dove le cosce, divaricandosi delicatamente, consentono la visione delle labbra vaginali.
Courbet dedicò numerose opere ai nudi femminili, a volte con un sapore spiccatamente libertino; tale costante iconografica trova il suo culmine in quest’opera, realizzata con un’audacia e un realismo tali da conferire alla tela una forte carica erotica. Tuttavia, il dipinto non sfocia nella mera pornografia, vista la grande abilità tecnica di Courbet, che  nell’adozione di una ricca e raffinata gamma di tonalità ambrate, assai sensibile alla flebile bellezza delle donne di artisti del calibro di Correggio, Tiziano e Veronese, rivisitò la rappresentazione pubica con uno scandaloso realismo; la vulva femminile, infatti, ci viene presentata nella sua cruda realtà, in maniera sincera e diretta, avanguardia pura che stacca con la tradizione pudica accademica.
Probabilmente Courbet prese ispirazione dai lavori fotografici di stampo erotico realizzati intorno al 1860 da Auguste Belloc.
Nel suo realismo e nella sua semplicità iconica, L’origine del mondo si fa portavoce di un messaggio allegorico assai importante, suggerito dal titolo stesso dell’opera. È un inno alla fecondità, alla vita, alla sessualità, alla gioia di vivere e all’eros come forza motrice del mondo. Un omaggio a colei che dona la vita.

Tommaso Amato