«Avete mai visto i pesci quando vengono a galla tutti insieme con la bocca spalancata? Hanno fame. E sono così presi dal desiderio di sfamarsi che non si rendono conto di quello che sta per accadere, del pericolo, e infatti c’è sempre uno che abbocca. Per un momento si sente soddisfatto, appagato, […], poi: “Dove vai con quel vestito?”, “non sei capace”, “lascia fare a me”, “non sei abbastanza forte”, “come sei emotiva”. E questo, giorno, dopo giorno, dopo giorno, fino a quando non sai più chi sei, non ti riconosci più, ma ormai non puoi più scappare».

Con questa metafora ha inizio Succede, lo spettacolo di Gabriella Salvaterra, ospitato al Funaro Centro Culturale (a Pistoia) dal 23 al 26 settembre, dopo il debutto a Modena dello scorso 12 maggio.

Lo spettatore, forse è il caso di dire “viaggiatore”, si ritrova a dover percorrere un cammino esperienziale, abitato da personaggi sinceri e autentici: quattro donne, che sussurreranno al suo orecchio i mali a cui una società profondamente maschilista, com’è la nostra, le ha abituate, portandole dalla spersonalizzazione fino alla conseguente impossibilità, e mancata volontà, di agire per trovare una via di scampo ed «evadere dal nero cerchio».

Uno spettacolo non convenzionale, pensato per spettatore singolo, si entra ogni cinque minuti e l’esperienza ne dura circa una trentina. Il percorso, realizzato da Gabriella Salvaterra, si snoda per gli spazi del Centro Culturale completamente travestiti con abiti nuovi e trasformati in altro, una scenografia che diventa opera d’arte site specific, adattandosi a qualsiasi situazione. L’oscurità diffusa è utilizzata, secondo la poetica di Enrique Vargas, come detonatore di immagini e permea tutto il cammino che il viaggiatore dovrà intraprendere; complementari ad essa una partitura sonora lieve e mai invasiva che invita al silenzio e all’ascolto e risulta in forte contrasto con la crudezza dei temi affrontati, e un ‘paesaggio olfattivo’ – così è descritto nel dossier dello spettacolo – anch’esso costante e ricorsivo nelle fragranze.

Un’esperienza commovente e da vivere attivamente, che porta il viaggiatore-spettatore a compiere scelte emotivamente e razionalmente difficili, e arrivati alla fine, a sentir nascere in sé una nuova e più profonda consapevolezza su tematiche di cui mai più di adesso è bene si parli, si scriva e si performi; un’esperienza non recepita come un’artificiosa operazione retorica, ma come un racconto sincero e intimamente voluto, necessario e mai rassegnato.

                                                                                                                                  Tommaso Quilici