Quante volte capita di vedere qualcosa senza avere un riferimento, di non capire, di provare a cercare una risposta, a dare un’interpretazione? È ciò che potrebbe accadere osservando l’opera di Umberto Boccioni inizialmente intitolata “Donna al caffè (Compenetrazione di luci e piani)”. Il dipinto, datato 1912 o 1914, è un olio su tela che raccoglie e rielabora tutti i precetti del Futurismo, incanalandoli in una direzione solo apparentemente diversa: curioso è, infatti, che venga rappresentata una scena di staticità, ma l’intento dell’artista è proprio quello di inserire il movimento anche laddove sembra non essere percepibile, di renderlo “universale”.


Scomposizione, dinamismo e propulsione: sono, quindi, questi tre degli elementi che caratterizzano tutti i dipinti della corrente futurista, e anche in questo caso Boccioni ci lascia osservare una scena di vita quotidiana, una donna seduta in un caffè, plasmata dalle sue pennellate che scompongono e danno velocità, fino a far sparire la scena preannunciata e a darle nuova vita e un nuovo significato. Non a caso, dopo il titolo che sembra aiutare e invitare l’osservatore a scorgere nel miscuglio di forme e colori una donna seduta in un caffè, l’artista aggiunge un completamento significativo, che riporta lo sguardo su ciò che realmente si vede: una “compenetrazione di luci e piani”.


Ciò che colpisce, infatti, in questa come in altre opere analoghe, è il fatto che, pur trattandosi di una scena apparentemente statica – non a caso, la donna è seduta, quindi ferma –, l’abilità del Boccioni sta nel conferire alla rappresentazione una turbinosa velocità, e lo fa proprio tramite la compenetrazione di luci, piani e colori, tanto che questi ultimi sembrano, all’occhio dell’osservatore, presi da un moto quasi elastico. Il movimento pare, così, percorrere l’intero dipinto e impadronirsi di esso, come a voler significare che la scena si sta svolgendo, non è ferma, come a voler trasmettere il dinamismo di forme e colori anche all’“oggetto” della scena, in questo caso la donna, e allo spazio in cui si muove.


Umberto Boccioni (Reggio Calabria, 19 ottobre 1882 – Verona, 17 agosto 1916) può essere considerato uno degli esponenti di spicco, se non il massimo esponente, della corrente del Futurismo. Instancabile viaggiatore, fu a Parigi nell’estate del 1906 e poi, fino a novembre dello stesso anno, in Russia. Cruciale per la sua esperienza creativa fu, però, il 1907, anno in cui si iscrisse alla Scuola libera del Nudo del Regio Istituto di Belle Arti di Venezia e in cui, per la prima volta, si recò a Milano. Ed è proprio quella la città che rappresentò perfettamente le sue aspirazioni dinamiche e che divenne, in un certo senso, il fulcro del movimento futurista.


E proprio a Milano, nella Galleria d’Arte Moderna, è custodito il dipinto in questione, oggi dal titolo “Scomposizione di figura di donna a tavola”, che sembra riportare a una scena visibile oggi, a distanza di oltre cento anni, in maniera praticamente analoga: non capita di rado, infatti, di scorgere a Milano una donna seduta al tavolo di un bar, intenta a bere il suo caffè, che sembra già pronta per muoversi, per spostarsi velocemente verso i suoi impegni. Milano continua ad essere la culla del dinamismo e a portare avanti in tante scene di vita quotidiana quel movimento elastico impresso da Boccioni anche nella apparente staticità dei suoi dipinti.


Chiara Pirani