The boy behind the door si presenta come un interessante mix di minimalismo e coraggio: l’idea di caricare sulle spalle di due giovanissimi attori un intero film horror ambientato quasi esclusivamente in una casa in mezzo al nulla è una bella sfida, non c’è che dire. Se a questo si aggiungono le prime inquadrature cariche della promessa di ritmo frenetico e segnate da una fotografia estremamente curata, le premesse sembrano essere delle migliori.

Col passare del tempo, però, si insinuano i primi dubbi sulla realizzazione di questo teen-horror. Sembra esserci qualcosa che non va, qualche elemento fuori posto: la realizzazione delle scene e il montaggio sembrano quasi essere usciti da un videoclip musicale o, suggestione ancora più bizzarra, addirittura da un videogame.

L’occhio della cinepresa sembra infatti riprodurre molti degli intermezzi standard del genere più per contratto (o seguendo una checklist) che per reale necessità narrativa e la storia sembra svilupparsi come una sequenza di quest dalla difficoltà sempre crescente collegate tra loro da brevi sequenze nelle quali la trama avanza a scatti. Non è da escludere del tutto la possibilità che questa sia una precisa scelta dei registi, potrebbe essere questo il futuro del genere: un ibrido tra film e videogame in cui lo spettatore si muove tra dimensioni di intrattenimento familiari eppure rivisitate.

Al momento però questo sembra essere un effetto indesiderato del minimalismo che sulla carta costituiva uno dei punti di forza di The boy behind the door: la storia si presenta come un collage di piccoli episodi (o al limite di 4 mediometraggi da 20 min ciascuno), tenuti insieme in modo precario; gli espedienti utilizzati per creare la suspense e aumentare la tensione sono un po’ inflazionati; il gioco di rimandi ad altri film e alcune scelte musicali non riescono sempre a fare presa sullo spettatore.

Nonostante i punti critici appena citati, ai quali si potrebbe aggiungere una colonna sonora da riscrivere, il film ha alcuni elementi interessanti disseminati qua e là lungo i 90 minuti, e può contare su una performance veramente notevole dei due giovani attori protagonisti (Lonnie Chavis ed Ezra Dewey), che da sola varrebbe almeno un tentativo di visione.

Chissà, forse quelli che oggi possono sembrare i limiti di The Boy Behind The Door sono in realtà i primi segni di un nuovo cammino nel genere horror che darà in futuro dei risultati più maturi.

Se volete, lo trovate qui.

Buona visione.

Marco Lera