Si può catturare, in un unico momento, ciò che si è stati, ciò che si è e ciò che si diventerà?
Un aspetto che ricorre spesso, nell’arte come nella vita, è il voler immortalare un istante che mostri più generazioni a confronto, più età, che rappresenti una “fotografia” in grado di ritrarre insieme passato, presente e futuro. È quello che diversi pittori, come Munch e Klimt, hanno fatto con la donna, e che qualche secolo prima aveva fatto anche Tiziano con la compagine maschile, nell’opera dal titolo “Tre età dell’uomo”, attualmente conservata nella National Gallery of Scotland di Edimburgo, inserendo in un ambiente bucolico e idilliaco gli stadi principali della vita umana.

Il dipinto, databile al 1512 circa, mostra alcuni degli elementi tipici del periodo rinascimentale, primo fra tutti la rappresentazione delle tre età dell’uomo, fanciullezza, età adulta e vecchiaia, legate alla tematica rinascimentale per eccellenza: l’amore. Le figure maschili protagoniste dell’opera, infatti, vengono ritratte nei diversi stadi del rapporto amoroso: i putti dormienti, che rappresentano l’infanzia, stanno per essere colpiti da Cupido; l’uomo adulto è raffigurato con la sua amante nell’atto di uno scambio di sguardi; l’anziano posto sullo sfondo con due teschi in mano, infine, raffigura la solitudine di un amore svanito.


Ciò che colpisce è la frammentazione del quadro: pur essendo inserite nello stesso ambiente, e quindi armonizzate tra loro a livello compositivo, le figure maschili rappresentate appaiono totalmente scollegate le une con le altre. È come se l’osservatore fosse invitato dall’artista a compiere un percorso con lo sguardo, che parta dal ripercorrere la voglia di crescere in fretta tipica dell’infanzia, al passare per la passione amorosa dell’età adulta, per poi finire alla saggezza e all’amore consumato e solitario della vecchiaia. Anche a livello cromatico, il “viaggio” dell’osservatore inizia dal bianco candido della fanciullezza, passa per il rosso ardente della maturità e termina nel rosa saggio della senilità.


Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, 1488/1490 – Venezia, 27 agosto 1576) è considerato uno dei massimi esponenti della scuola veneziana, nonché “padre” del tonalismo, insieme all’artista Giorgione. Punto focale del suo modo di fare arte, infatti, fu l’utilizzo personalissimo del colore, in grado di conferire una forte espressività al dipinto: l’abilità di Tiziano nel saper accordare cromaticamente tonalità calde e fredde e nel riuscire ad usare sapientemente la luce, fu essenziale per dare unità ai suoi quadri. L’artista veneziano, inoltre, fu uno dei pochi pittori italiani ad avere una propria bottega, e tra i suoi committenti spiccano le personalità più potenti dell’epoca.


Ulteriore elemento di spicco nelle opere di Tiziano è il naturalismo della rappresentazione. Inoltre, come già anticipato, l’abilità dell’artista sta anche nel riuscire ad armonizzare le figure all’interno del dipinto, pur non legandole formalmente tra di loro; il compito di armonizzare è affidato proprio all’ambiente circostante, che sembra avvolgere i personaggi e dare quella continuità a primo impatto mancante. Ne deriva un’istantanea che immortala tre momenti della vita umana, in un percorso il cui filo conduttore è sempre l’amore, che esso sia da scoprire, da consumare o da ricordare.

Chiara Pirani