SEZIONE CE L’HO CORTO

Dal 1972 al 2009, seguiamo passo dopo passo la vita del Signor Professore, cresciuto in una famiglia bigotta di periferia in un paesino vicino al mare. Costretto a studiare Legge e ad abbandonare i suoi sogni da calciatore, conseguita la laurea si renderà conto che l’unica ancora di salvezza consiste invece nel gettarla e partire. Passano gli anni e il Signor Professore conduce una vita agiata tra ozi e divertimenti, poi, perso tutto, si rassegna all’idea di dover tornare a casa. Dopo un periodo travagliato, sulla via della perdizione e la bottiglia come unica amica, una donna accorre in suo aiuto. Le rispettive famiglie sono felici e tutto sembra andare per il meglio. Nel 2009, tre anni dopo le nozze, il Signor Professore scopre di avere un tumore che lo condurrà inevitabilmente alla morte. In una delle ultime immagini, lo troviamo davanti alla finestra di casa, mentre assorto ripensa alla sua vita, all’infanzia giocosa, al primo amore non ricambiato, osserva quel «molo […] dove tutto cominciava e tutto finiva». Quel flusso di pensieri, dato dall’avvicinarsi di un male incurabile, sfumerà completamente con l’arrivo di una notizia inaspettata.

Ritratto in piccoli pezzi è ciò che promette fin dal titolo. Un collage di immagini in bianco e nero realizzate con uno scanner dal regista Leonardo Migliaretti e cucite a doppio filo con la composizione musicale di Paolo Samonà. Epepe (è il nome del duo), principalmente a causa della situazione pandemica che avrebbe reso difficoltoso fare altrimenti, opta per una forma ibrida al confine con l’animazione e accantona l’idea di utilizzare attori in carne ed ossa. La scelta, dettata dalle limitazioni imposte, risulta vincente e finisce col rispettare pienamente la volontà degli autori, cioè quella di riuscire «[…] a costruire qualcosa che fosse veramente unitario, che fosse contemporaneamente: parola discorso e suono».

Tommaso Quilici