Castel Gagliardo, in francese Château Gaillard, fu una fortezza medioevale, oggi in rovina, posto a guardia della Senna presso la località di Les Andelys, in Normandia.     
All’origine della costruzione del castello vi fu un fattore politico, ossia la rivalità tra Riccardo Cuor di Leone, re d’Inghilterra, e Filippo II, re di Francia. Di fatto, i sovrani inglesi erano vassalli di quelli francesi, visto che due secoli prima era stato proprio Guglielmo il Conquistatore, duca di Normandia, a trionfare con la famosa battaglia di Hastings nel 1066 sul suolo inglese, incoronandosi di conseguenza Re d’Inghilterra. I suoi successori, per quanto potenti, erano quindi di fatto vassalli del re francese, pur detenendo nella pratica più della metà del territorio francese stesso, nello specifico tutta la parte ovest dell’attuale Francia.          
Il casus belli che portò alla costruzione della fortezza fu l’intenzione di Filippo II di conquistare le terre inglesi situate in Normandia, riuscendo a conquistare alcuni castelli strategici siti nella regione, approfittando della lontananza di re Riccardo, impegnato nella III crociata contro Saladino. Rientrato dalla guerra santa, il re inglese decise quindi di fermare l’avanzata francese proteggendo il fiume con un’imponente fortezza.
La sua costruzione richiese la partecipazione di migliaia di uomini, costretti a lavorare giorno e notte, senza sosta, per due anni consecutivi (dal 1196 al 1198), dandosi il cambio nell’estrarre la pietra calcarea grigia e nel lavorarla. La costruzione fu talmente rapida che la malta non ebbe il tempo di asciugare correttamente, il che causò una serie di cedimenti nei muri esterni: è questo che dona la particolare forma bombata alla cinta muraria. Non si badò a spese, infatti si stima che siano state spese circa 12.000 livre, costo esorbitante se si pensa che Riccardo spese in totale 7.000 livre per gli altri castelli che fece edificare. La motivazione principale di tale fretta va trovata dalla pressante minaccia di un attacco da parte di re Filippo.    
Una volta terminato, il castello aveva assunto una pianta irregolare, principalmente per via del suo adattamento al territorio. La via fluviale era bloccata e controllata da un’isoletta fortificata al centro del corso d’acqua, da cui partiva una palizzata in legno che impediva il passaggio delle navi indesiderate e metteva in comunicazione le due sponde tramite un ponte di legno pronto ad essere incendiato in caso di attacco nemico. Al di fuori delle porte di Château Gaillard sorgeva una piccola cittadina, Petit Andely, edificata contemporaneamente al castello, per ospitare i circa 6.000 operai e maestranze che vi lavorarono.       
Il castello vero e proprio era diviso in 3 apparati differenti, il che lo rendeva virtualmente impenetrabile, avendo alte mura e un fossato asciutto della profondità di 12 m. Infatti, in caso di attacco, gli assedianti, per conquistare il castello, avrebbero dovuto passare un cancello protetto da un fossato, solo per trovarsi all’interno di una fortezza esterna triangolare protetta da cinque torri e molte guardie. Per proseguire l’attacco, si sarebbe dovuto attraversare un altro cancello, un fossato protetto da un ponte levatoio culminante con un altro cancello, il tutto sotto una pioggia di frecce scagliate degli arcieri. Nel caso in cui anche questo cancello fosse stato preso, gli attaccanti si sarebbero trovati di fronte alle alte mura della terza cinta muraria. Queste ultime erano dotate di feritoie e piombatoie. All’interno della terza cinta si trovava il dongione, torrione di estrema difesa, al cui interno aveva residenza il capitano della fortezza.


Nel 1199 re Riccardo Cuor di Leone morì durante un attacco ad un castello francese e il trono inglese passò a suo fratello, Giovanni Senza terra, che affidò il comando del castello a Roger de Lacy. Nel 1203, re Filippo II, vista l’inettitudine del nuovo sovrano d’oltremanica, si recò con un vasto esercito a Château Gaillard ponendolo sotto assedio per 7 mesi. Prima venne presa di mira ed assaltata la città di Petit Andely e i suoi abitanti inizialmente vennero accolti all’interno del castello. Il comandante, accortosi del terribile errore, decise di cacciarne una parte fuori, in modo da non consumare completamente le provviste. Gli esuli rimasero per mesi tra le mura del castello e le nuove fortificazioni costruite dai francesi, morendo di freddo e di fame.
Re Filippo stanco di aspettare, ordinò ai suoi genieri di scavare sotto le mura per distruggerne le fondamenta. Creata una breccia nelle mura, i francesi presero la cinta esterna e, non potendo più venire sfruttato il trucco delle fondamenta, dovettero trovare un altro modo per entrare nel castello. L’opportunità venne fornita da delle finestre presenti nelle mura della seconda fortezza, non previste nel progetto originale ma fatte scavare da re Giovanni per illuminare la cappella che vi aveva fatto costruire all’interno. Un manipolo di francesi riuscì ad entrare dalle finestre e ad aprire il cancello, costringendo gli inglesi a rifugiarsi nella cerchia più interna di mura. Ancora una volta, sfruttando un punto debole (il ponte in muratura, quindi non incendiabile dai difensori), i francesi riuscirono a creare un’altra breccia nelle mura. Agli inglesi non rimase scelta se non quella di rifugiarsi nel dongione. Il comandante Lacy, però, capì di non avere più speranze e si arrese. Nel 1204 il castello fu preso, segnando la fine del dominio inglese su quelle terre fino alla guerra dei Cent’anni.
Oggi della potente fortezza rimangono solo poche rovine, qualche pezzo di muro, un complesso merlato e un dongione, che dominano uno dei tratti più suggestivi della Senna.

Tommaso Amato