Gli incubi e le paure di una società cambiano molto in fretta, prendiamo il caso di Terminator. Da quando quella nostra zia un po’ troppo entusiasta di buongiornissimi e post motivazionali è sbarcata su Facebook e Instagram, la prospettiva di una guerra tra noi e le macchine non sembra più così tanto male, anzi. Oltre a risparmiarci la sempre più invasiva presenza degli altri, quegli spietati cyborg ci libererebbero dall’incredibile capacità della società moderna di autosabotarsi per poi rivendere rimedi altrettanto nefasti (le app per meditare in modo da non stare sempre attaccati alle app, per intenderci). Quasi quasi un pensierino potremmo farcelo.

Ad ogni modo, I Mitchell contro le macchine fa capire fin da subito quale sia l’idea del regista sulla questione e da quale parte stia.

Quando la famiglia Mitchell si mette in viaggio verso la California approfittando del fatto che Katie, giovane youtuber (non è un ossimoro nel 2022?) e aspirante regista, sia stata selezionata per entrare in una scuola di cinema, lo spettatore ha l’impressione di poter già prevedere molto di quello che succederà. Quando poi il padre decide di sfruttare l’occasione per rinsaldare i rapporti familiari e porta la famiglia in un viaggio dal vago retrogusto di sequestro, l’impressione si fa ancora più forte.

Se a questo aggiungiamo che l’imprenditore digitale Mark Bowman crea le condizioni per la ribellione del sistema di intelligenza artificiale PAL che prenderà il controllo di un esercito robot con l’obiettivo di catturare tutti gli esseri umani e di lanciarli nello spazio… Beh, sono un po’ troppi colpi di scena tutti all’inizio del film, no?

Per le successive due ore, gli spettatori assistono alternativamente al classico survival-movie, al film distopico sulla ribellione delle macchine, al racconto della lotta per i propri sogni e per la conquista della libertà da parte di Katie e della famiglia.

Fatte queste piccole premesse, I Mitchell contro le macchine è un film che arriva in clamoroso (e un po’ furbo) ritardo e che prova a divertire tutta la famiglia per un paio d’ore con una cascata di siparietti e battute su quanto la tecnologia abbia spento il cuore delle persone e offuscato i loro sentimenti.

I mitchell contro le macchine © 2021 Columbia Pictures. All Rights Reserved

Un po’ apocalittico e un po’ integrato, il film di Mike Rianda cerca di mettere d’accordo tutti gli spettatori dando a ciascuno la propria dose di autocompiacimento. Il padre boomer trova infatti conferma del fatto che essere un analfabeta digitale sarà in un futuro prossimo l’unica salvezza del genere umano. Oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente. La madre con l’ansia da prestazione sui social avrà la sua rivincita sulla famiglia perfetta piena di followers e vivrà il suo momento di gloria planetaria. I figli ormai completamente immersi nel mondo digitale potranno ridere dei genitori impacciati e gioire delle conquiste di Katie, oltre a godere dei filtri applicati alle immagini come nei video di Instagram e TikTok, giusto per non far mancare niente. L’umanità sarà salva e l’apocalisse digitale sarà ancora una volta scongiurata.

I Mitchell contro le macchine è in fin dei conti un mix poco armonico di elementi molto diversi tra loro, tenuti insieme da una trama decisamente scontata. È difficile quindi trovare qualche aspetto che possa far pensare ad una vittoria della statuetta diverso dal patetico richiamo ai sentimenti veri, puri e genuini del mondo pre-digitale in contrapposizione con la perfida e glaciale intelligenza artificiale, richiamo che suona tanto interessato quanto irrimediabilmente cringe.

Marco Lera