Esistono tanti modi per comunicare qualcosa, molti per comunicare sé stessi agli altri e tanti altri per comunicare sé stessi a sé stessi: il protagonista dell’intervista di oggi, Andrea Piccioli, in arte @andarestorto, sembra averli convogliati tutti in una stessa direzione. Dalle sue creazioni, infatti, pur diverse tra loro, emerge la stessa, forte voglia di dire, di raccontare, di “andare”.

“Sono sempre stato un bambino molto energico e creativo, e uno dei pochi metodi che avevano trovato i miei genitori per riuscire a distrarmi era darmi un pezzo di carta e qualcosa per disegnare. La cosa è diventata più seria quando avevo 8 anni, perché una malattia autoimmune mi ha costretto a stare per circa un anno senza potermi alzare dal letto. Mi sono rifugiato molto nel disegnare e nel riuscire a raccontare storie e a comunicare attraverso le immagini, e a 13 anni ho venduto la mia prima opera: il viso di una donna con delle metamorfosi nei capelli. A 16 anni, tutti i weekend, io e un mio amico andavamo a disegnare in strada: da lì abbiamo conosciuto persone interessate alla nostra arte. ”

Disegnare per comunicare: l’arte diventa, quindi, strumento essenziale per entrare in contatto con il mondo, per plasmarlo, per restituirlo agli altri in una forma nuova, che permetta di raccontare a chi guarda una storia sempre diversa.

“Più cresco, più vivo, più scopro, più la mia estetica e il mio gusto cambiano, sono in continua evoluzione. Se noto qualcosa di nuovo che mi piace, cerco di riprodurlo trovando la mia strada, facendogli prendere la piega che più mi rappresenta. Tanti progetti diversi dalla linea comune che mantengo per un certo tempo nascono dall’esigenza di comunicare qualcosa in un modo nuovo. Il percorso del volto, delle facce, che riesce a rappresentarmi al meglio, nasce proprio da questo: nel 2016 ho iniziato a dipingere per strada con degli amici e mi sono reso conto che dovevo creare qualcosa che fosse soddisfacente per me e per gli altri, per aiutare a sfogarmi, ma anche per avere una mia indipendenza economica. Macchie di acquerello sparse, una linea continua e, non so come mai, ma seguendo il ritmo della musica nascevano questi volti.”

Il fatto di “vedere un volto in ogni curva” si esplica perfettamente nel progetto portato avanti con @panevino_creativehub: un artista musicale che mette i suoi pezzi, un pannello 2,40 m per 2,20 m diviso in fogli, la musica che guida la mano che disegna, e il gioco è fatto.

“Il format è il Vernissage da osteria”, spiega Alberto, promotore del progetto, “che non prevede uno studio approfondito, bensì concreto nella realtà dei fatti, come espressione di sé. Senza troppe pianificazioni, ho semplicemente messo insieme e alla prova due persone “qui e ora”. L’obiettivo è creare un microcosmo in cui inserire realtà diverse e “costringerle” ad interagire tra loro, e qualcosa di positivo può nascere solo dall’interazione di elementi diversi.

Il progetto è in divenire, ma il punto fondamentale resta l’incontro tra elementi diversi, è l’aggregazione, la contaminazione. È bellissimo che Bologna possa rappresentare realtà di questo tipo, i ragazzi giovani hanno tanta voglia di fare qualcosa di bello a livello culturale, artistico, musicale.”

Avere la possibilità di esprimersi al meglio permette ad Andrea di dare ancora più valore alle sue opere, di raccontarsi e di riflettere sulla molteplicità di vie che intrecciano il suo percorso.

“Il nome @andarestorto è nato anche da questo evento. Andare è l’anagramma nel mio nome e racchiude il concetto dell’andare altrove o avanti, e rientra molto nel mio modo di trascorrere la vita, e andare è diventato anche il mio alter ego. Ma “andare” è anche inteso come “and are”, “e sono”: io ci sono e voglio lasciare un segno di me in questo mondo. Riconosco di essere una persona molto curiosa e attiva, che cerca di cogliere le opportunità, e ogni volta che mi butto nelle cose il risultato è sempre ottimo, ma l’andare è un po’ “storto”, non lineare.”

Non lineare, come la piega che può prendere ogni creazione, come l’intrecciarsi inaspettato di idee, di segni e di colori. Difficile racchiudere in un solo concetto la molteplicità di “strade” intraprese dall’arte di Andrea, ma la richiesta di un’opera da realizzare “qui e ora”, che immortalasse uno stato d’animo, un’idea e un momento ben precisi, regala uno spettacolo che permette di andare oltre.

“Creata e pensata per te, ispirata all’opera che ti aveva colpito, fatta come copertina di un libro illustrato de “Le città invisibili” di Calvino, è stata realizzata con la tecnica di sovrapposizione del colorato e del nero, ma anche di due materiali diversi, per mantenere un forte senso di profondità pur essendo su un piano. Rappresenta l’andare oltre: il concetto-chiave è dare uno stacco tra la realtà che viviamo, che a me evoca le abitazioni, l’urbano, la vita che può essere espressa attraverso il caos quotidiano, e quello che sta sotto, nel profondo, la realtà più sensibile, ragionata, pensata nella nostra testa, che ci crea come persone nella vita reale. I graffi, i segni sono molto istintivi, non pensati se non per il significato che c’è dietro, cioè quello di ricordarsi di far emergere sé stessi costantemente e non nascondersi dietro a ciò che sembra.”

Chiara Pirani