Guardarsi le spalle in uno specchio: è incredibile come Magritte riesca a stupire l’osservatore in maniera diversa in ogni sua opera. Pur essendo tutte visibilmente legate da un filo conduttore intangibile, ma esistente, infatti, le creazioni del pittore belga sembrano essere animate da una carica espressiva unica, ciascuna avvolta da un turbine di domande senza risposta e da un alone di mistero che affascina e sbalordisce.

Fa parte di questa categoria di opere anche “La Riproduzione Vietata”, un dipinto realizzato dall’artista nel 1937, che ritrae con alta probabilità il poeta inglese Edward James, mecenate di Magritte, che gli commissionò l’opera. “Con alta probabilità” perché l’uomo raffigurato è di spalle, anche nello specchio che dovrebbe mostrarne il volto. L’osservatore è, ancora una volta, spaesato: in una rappresentazione che strizza l’occhio ai precetti futuristi, sovrapponendo simultaneamente figure diverse nello spazio, ma anche ai moniti cubisti, nel confronto tra la bidimensionalità della tela e la corposità dell’immagine, ancora una volta è il Surrealismo a fare da padrone: ciò che si vede non è come sembra.

La realtà si mescola, così, con una componente fantastica che ne esalta la misteriosità: ciò che si vede è un giovane uomo, Edward James, che si guarda allo specchio, ma lo specchio non ritrae il suo viso, bensì la copia stessa della sua immagine di spalle. Oltre alla figura dell’uomo, appoggiato su una mensola di marmo rosa, compare un volume: si tratta del libro di Edgar Allan Poe “Le avventure di Gordon Pym”, che inaspettatamente si riflette nello specchio in maniera corretta, forse perché il maestro del mistero, a cui Magritte sembra sentirsi così indissolubilmente legato, non ha bisogno di ulteriori “stregonerie”.

René Magritte (Lessines, 21 novembre 1898 – Bruxelles, 15 agosto 1967), noto pittore belga, fu tra i massimi esponenti del Surrealismo, corrente artistica d’avanguardia, nata in Francia dopo la Prima guerra mondiale. Il pittore, inizialmente influenzato da Cubismo e Futurismo, fece propria la tecnica basata sul trompe l’oeil, genere pittorico che invita l’occhio dell’osservatore a considerare tridimensionale e tangibile un’immagine che, in realtà, viene riportata su una superficie bidimensionale. L’artista fu definito saboteur tranquille per la sua straordinaria capacità d’insinuare dubbi sul reale attraverso la rappresentazione del reale stesso, al fine di mostrarne il “mistero indefinibile”. 

Nell’opera in questione, a livello cromatico, pur dominando un tono caldo in tutto il dipinto, colpisce il contrasto tra i colori scuri con cui viene rappresentata la figura di spalle e lo sfondo chiaro riflesso nello specchio. Anche il colore, quindi, pare avvalorare la differenza tra ciò che è reale e ciò che non lo è, tra il tangibile e l’intangibile, facendo in modo che l’osservatore, almeno per qualche istante, si lasci “spaesare” dal dipinto.

Chiara Pirani