Da oggi, 5 settembre, approda in sala il nuovo film di Roberta Torre, Le Favolose, presentato durante Le Giornate degli Autori alla 79° edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. 

Nicole, Porpora, Sofia, Sandeh e Mizia, amiche di vecchia data, si riuniscono per rievocare Antonia, loro amica ormai deceduta. Antonia è morta già da molto tempo, ma Nicole ritrova in casa una vecchia lettera, contenente le sue ultime volontà, mai aperta prima. Grazie a questa, le amiche si trovano insieme, nella vecchia casa, scrigno dei loro ricordi, di anni trascorsi insieme. Durante l’incontro, ricorderanno la loro amica – non lo faranno senza pensare anche a Massimina, altra delle Favolose, scomparsa anche lei – e  cercheranno di entrare in contatto con il mondo dei morti, per porre rimedio a ciò che le è stato fatto. 

Antonia era una donna trans, come tutte le altre amiche. Tutte hanno le loro vite da raccontare, entusiasmanti anche se dolorose. Il loro rapporto con la famiglia, gli anni della prostituzione, le ambizioni e l’amore.

Ma la storia di Antonia è quella che spiana il racconto. Lei ha dovuto subire due morti, una fisica, l’altra identitaria. La prima all’uscita di un concerto, l’ultima per mano della sua stessa famiglia, quando viene deciso di seppellirla in abiti maschili, incidendo sulla lapide il suo dead name, cancellando di fatto la sua esistenza in quanto donna trans. Massimina invece, avrebbe voluto vestire altri abiti, più rappresentativi del suo carisma e della sua personalità, ma neanche questa volontà era stata rispettata. Tra realtà e finzione, le donne si muovono attraverso il loro vecchio armadio in epoche passate, con il sogno di realizzare ciò che Antonia desiderava, vestire con il suo adorato abito verde per l’eternità. 

Roberta Torre prova a raccontare il vero lieto fine delle protagoniste, affermare la loro esistenza e ridare ad Antonia la sua identità rubata. E sulle note di Oiseau Sauvage questo film si pone a stendardo di tante storie, un film Manifesto – come lo ha definito Margherita Bordino su ArtTribune – di altre voci a cui è stato riservato lo stesso trattamento, spesso ignorate. 

Porpora Marcasciano, Nicole De Leo, Sofia Mehiel, Veet Sandeh, Mizia Ciulini, Massimina Lizzeri, Mina Serrano e Antonia Iaia, donne orgogliosamente trans, si aprono ad un pubblico vasto che ha bisogno di conoscere, di sapere, di sperimentare insieme a loro quello che significa combattere per la propria esistenza, anche oltre la morte. E, insieme a loro, di agire. Perché non è solo l’esistenza qui ad aver bisogno di tutela, ma anche la libera scelta.

Il docufilm, comunque, non perde di ironia e scorrevolezza, viene sviluppato su grande schermo in un racconto quasi onirico – merito anche della scelta di utilizzare super8 e filmati amatoriali – alternato a interviste delle protagoniste. La sensazione predominante durante la visione è quella che si stia assistendo ad uno spettacolo, tra realtà e adattamenti, in cui la sceneggiatura della stessa regista e di Cristian Ceresoli si mescola con le storie delle protagoniste, generando un racconto nuovo.

Il film sarà in sala con Europictures per tre giorni.

Sarah Corsi