La fondazione dell’antica colonia greca agrigentina, un tempo chiamata Akragas (dal fiume che la attraversa), è strettamente legata all’espansionismo della polis di Gela: la città, infatti, venne fondata nel 581 a.C. dai gelesi, a loro volta originari delle isole di Rodi e di Creta.
L’insediamento era protetto fin dal VI secolo da un sistema difensivo consistente in una cerchia di mura che sfruttava le caratteristiche topografiche del luogo, mentre il margine sud era occupato da quella che oggi conosciamo come la “Valle dei Templi”, che tuttavia non costituiva l’acropoli, localizzata invece più a monte, in corrispondenza del nucleo medievale dell’attuale città.
Il complesso templare è simbolo dell’incredibile prosperità della colonia, soprattutto dopo il governo del tiranno Terone (V secolo a.C.) e della vittoria sui Cartaginesi; tuttavia, dopo un florido periodo sotto l’impero romano, intorno al VII secolo d.C. la città si impoverì e si spopolò, il centro abitato si ridusse alla sola acropoli, venendo così abbandonate sia l’area urbana, che la Valle.
Il complesso è uno dei siti archeologici più importanti di tutta la Sicilia. I suoi 1300 ettari lo rendono uno dei parchi archeologici più grandi del Mediterraneo e dal 1998 fa parte dei beni patrimonio dell’UNESCO.
La Valle è caratterizzata dai resti di ben undici templi in ordine dorico, tre santuari, una serie di necropoli; opere idrauliche (giardino della Kolymbetra e gli Ipogei); fortificazioni; parte di un quartiere ellenistico romano; l’Agorà inferiore (non lontano dai resti del tempio di Zeus Olimpio) e l’Agorà superiore (che si trova all’interno del complesso museale); un Olympeion e un Bouleuterion (sala del consiglio).


Tra i templi più importanti vi è quello di Hera Lacinia, o Giunone, costruito nel V secolo a.C. e incendiato nel 406 a.C. dai Cartaginesi. L’intero percorso parte da questo tempio, che si trova nel punto più alto dell’intera valle. Da questo tempio ha inizio la via Sacra, a cui si affiancano altri templi e sepolture risalenti
al periodo bizantino. Seguendo la via ci si ritrova di fronte al tempio della Concordia, costruito anch’esso nel V secolo a.C., ed è attualmente la struttura con lo stato di conservazione migliore, grazie anche al fatto di essere stato trasformato in tempio cristiano nel VI secolo d.C.. Seguendo il percorso, troviamo il tempio di Eracle, che risulta invece essere una delle costruzioni più antiche, ma a causa di un terremoto oggi restano in piedi solo otto colonne.

Il tempio di Zeus Olimpio era il più grande di tutto l’occidente antico e unico nell’architettura del suo genere. Era caratterizzato dalla presenza dei telamoni, immense sculture alte sette metri e mezzo, raffigurazioni di Atlante che sorregge la volta celeste. Era circondato da altri complessi templari che si articolavano su diverse terrazze, e che sorgevano sulle necropoli presenti nella parte bassa. Il Tempio di Efesto (o Vulcano) è uno dei templi più giovani tra quelli presenti all’interno del parco archeologico, risale infatti al 430 a.C.. In questo caso, l’attribuzione del culto al dio Efesto è solo convenzionale, e si basa su un passo dello scrittore romano Gaio Giulio Solino in cui si parla di un culto di Vulcano nell’antica Akragas. Dell’antico tempio sono visibili oggi solo i resti del basamento e parti di due colonne con influenze doriche.
Al di là della Strada Statale 115, un sentiero conduce ai ruderi del Tempio di Asclepio, dio greco della medicina, mentre dal sentiero diretto verso Agrigento si può raggiungere l’antico teatro. L’edificio, scoperto nel 2016 a sud del quartiere Ellenistico Romano, costruito sulla roccia nella parte orientale, settentrionale ed occidentale, doveva fondare su possenti costruzioni realizzate con un sistema di camere di forma trapezoidale, disposte su diverse altezze e riempite di terra, per ricreare artificialmente il pendio su cui erano sistemate le file dei gradini. Risulta, infatti, anomalo come teatro greco, in quanto in genere questi erano addossati su un fianco della collina dell’acropoli.
La Valle dei Templi ci potrebbe apparire come un guscio vuoto, una conchiglia trovata sulla spiaggia, priva di vita, e in balia delle onde del tempo, ma con un po’ di immaginazione possiamo provare ad immaginare la vitalità che la animasse, i colori, i profumi, le luci del tramonto sulle candide pietre, e infine una luce degli dei che vegliano sul cuore degli uomini.

Tommaso Amato