Regia al femminile ed esordio sul grande schermo, Watcher è il thriller psicologico di Chloe Okuno in programmazione nelle sale italiane dopo la première mondiale al Sundance Film Festival 2022.

Julia (Maika Monroe), una giovane donna americana, si trasferisce da NY a Bucarest con il suo fidanzato Francis (Karl Glusman), romeno di origini, ma cresciuto negli USA, che dovrà iniziare un nuovo lavoro proprio nella capitale romena. 

Arrivati nel loro nuovo appartamento, sin dai primi momenti lei scoprirà di essere osservata da una losca figura maschile in penombra da una finestra proprio di fronte il loro condominio. Se, solo inizialmente, cercherà di non considerare la pericolosità della situazione, non appena avvertirà la presenza del suo osservatore anche in luoghi esterni, dovrà capire cosa le sta accadendo, e per mano di chi. 

La trama tutto sommato è semplice. Una giovane donna, in una città sconosciuta e con un compagno assente, si accorge di essere osservata. 

Se in più la donna è giovane, minuta e di bell’aspetto, è facile intendere il potenziale tragico finale. 

Finale che, forse, sembra essere la firma della regista, senza aggiungere spoiler. 

Chloe Okuno è al suo esordio alla regia di un lungometraggio, ma aveva manifestato già una predisposizione per il genere thriller e/o horror con la partecipazione al progetto V/H/S/94 e con il suo Slut, short film disponibile gratuitamente online, che in tre anni ha raggiunto 11 milioni di visualizzazioni su Youtube. Il cortometraggio era stato una boccata d’aria fresca. Una novità, anche quella di una trama semplice, ma portata in scena in una maniera senza dubbio originale, una rivisitazione grottesca e contemporanea della celebre fiaba di cappuccetto rosso, in alcuni tratti. 

Slut – short film by Chloe Okuno

In questo film d’esordio, al contrario, forse a causa di un timore più che giustificato nel trovarsi per la prima volta su grande schermo in un progetto di cui, tra l’altro, la stessa regista firma anche la sceneggiatura insieme a Zack Ford, quella stessa originalità e l’azzardo sono stati sostituiti da una messa in scena sicuramente apprezzabile esteticamente e tecnicamente, ma che non convince. La regista decide di lasciare il colpo di scena per il finale, ma questo, anziché stupire, risulta ancor più disturbante. 

I personaggi, compresa la protagonista, non sono caratterizzati a tal punto da poter contestualizzare i loro comportamenti, né da permettere di instaurare empatia nel pubblico. Julia e il suo compagno non hanno una sintonia di coppia, non abbastanza almeno da poter pensare di trasferirsi dall’altro capo del mondo per amore. Si accenna ad un passato da attrice, ma anche quello è lasciato lì, senza che questa informazione sia in un qualche modo utile. Nessuna famiglia, nessuna amicizia pregressa. 

Succube delle scelte dell’uomo che ha al suo fianco, compagno incapace di comprenderla e di appoggiarla, al contrario si manifesta poi all’esterno come una donna sfrontata, capace di dar seguito alla sua paranoia più reale, senza freni. 

In un mondo contemporaneo in cui tutti, in forme varie, siamo osservati, o così ci sentiamo,  Okuno non si discosta dalla realtà. I personaggi sono tutti impegnati a guardare o a essere visti. Proprio come noi, anche loro diventano pubblico. E con questa similitudine scorre il film, attraverso gli occhi di una regia che può sicuramente crescere, sperimentare, osare di più. 

Sarah Corsi