Una finestra, un’immagine di forte impatto, il dubbio che s’insinua nell’osservatore: tre delle caratteristiche ricorrenti nelle opere di Magritte tornano a farla da padrone anche in questo dipinto, di cui esistono diverse versioni, e che si rifà, altro elemento ricorrente, all’omonimo racconto dello scrittore Edgar Allan Poe, a cui l’artista s’ispira spesso, condividendo con il “maestro del terrore” l’intento di gettare l’osservatore, o il lettore, nella più totale incertezza. Le opere in questione sono accomunate dalla presenza di paesaggi e montagne.

Nell’olio su tela di Magritte, come spesso accade per i dipinti surrealisti, la montagna raffigurata sembra assumere le sembianze di un uccello rapace. I due “protagonisti” si confondono e si sovrappongono, tanto che risulta difficile capire quale fosse l’intento alla base della raffigurazione. Forse proprio quello di confondere.

Sul davanzale della finestra, altro elemento ricorrente nelle opere di Magritte, sono posate due uova, che contrariamente a ciò che si vede oltre la finestra stessa, non sono “pietrificate”. Non si può dire lo stesso, infatti, dalla montagna che diventa volatile o del volatile che diventa montagna: le tinte utilizzate e l’intento stesso che sembra insito nell’opera rendono immobile la scena, imprigionando un uccello che dovrebbe librarsi leggero, scolpendolo a colpi di pennello nella pietra.

Non trascurabile anche il rimando ad altre opere dell’autore, che condividono con Il dominio di Arnheim una sorta di volontà di fondere il tema del volo, quindi la libertà per eccellenza, con ciò che è ancorato alla terra: ne sono validi esempi Il sapore delle lacrime, opera datata 1948, in cui il volatile raffigurato si fonde e si confonde con delle foglie che spuntano dal terreno, e I compagni della paura, dipinto del 1942, in cui, alla similarità rispetto all’opera precedente, sì aggiunge anche il tema della paura, forse paura di non poter più volare, che accomuna i “compagni” di volo imprigionati dalla potenza della terra.

René Magritte (Lessines, 21 novembre 1898 – Bruxelles, 15 agosto 1967), noto pittore belga, fu tra i massimi esponenti del Surrealismo, corrente artistica d’avanguardia, nata in Francia dopo la Prima guerra mondiale. Il pittore, inizialmente influenzato da Cubismo e Futurismo, fece propria la tecnica basata sul trompe l’oeil, genere pittorico che invita l’occhio dell’osservatore a considerare tridimensionale e tangibile un’immagine che, in realtà, viene riportata su una superficie bidimensionale. L’artista fu definito saboteur tranquille per la sua straordinaria capacità d’insinuare dubbi sul reale attraverso la rappresentazione del reale stesso, al fine di mostrarne il “mistero indefinibile”. 

Come in ogni opera di Magritte che si rispetti, anche ne Il dominio di Arnheim chi guarda è destabilizzato da ciò che sta osservando, si trova a scrutare, a immaginare, e a piombare improvvisamente nel dubbio che, in fin dei conti, quello che sembra non corrisponde effettivamente alla realtà. Il maestro del Surrealismo, ancora una volta, lascia il segno, un segno che sembra una montagna, ma che nasconde il timore di restare bloccati in una realtà priva della libertà di poter “spiccare il volo”.

Chiara Pirani