Ci troviamo di fronte ad uno di quei casi in cui tutti sappiamo di cosa stiamo parlando, ma nessuno sa esattamente cos’è. Tutti noi, più o meno ogni giorno, abbiamo a che fare con quest’opera, o per meglio dire con la sua raffigurazione. Si tratta di Forme uniche della continuità nello Spazio, opera in bronzo lucidato, di cui esistono diverse copie (es. Museo del Novecento a Milano), e che vediamo ogni giorno sul retro delle nostre monetine da 20 Cent. Tuttavia, l’opera originale di Boccioni è in gesso, e di fatto l’autore non la mise mai in bronzo, quelle che vediamo esposte sono copie successive alla sua morte. Il gesso è tutt’oggi custodito al Museo di Arte Contemporanea di San Paolo del Brasile.

L’opera rivela le straordinarie potenzialità della scultura nell’incarnare la poetica futurista. Il bronzo rappresenta un uomo che, privo di braccia, avanza con sicurezza. Boccioni toglie così alla scultura il suo ruolo puramente celebrativo assunto nell’Ottocento, rifiutandone lo statico monumentalismo e la morta staticità.

L’avanzare dell’uomo è composto da una sintesi di attimi successivi, colti in una visione simultanea e resi attraverso linee-forza che rispecchiano la nuova idea plastica dell’artista, che trova piena applicazione nel principio “dei piani atmosferici che legano e intersecano le cose”. Già da qualche decennio, alcuni fotografi, Marey e Muybridge su tutti, avevano studiato gli effetti consequenziali della dinamica del moto, e Boccioni tradusse in realtà plastica queste teorizzazioni.

Non esiste punto di vista, la sua forma è pluridirezionale, fluida e in continua trasformazione, dove la figura ingloba lo spazio e fa parte di esso. In questo modo, l’osservatore è spinto a percepire e a interpretare le forme come entità non inanimate ma in continuo divenire, anche grazie agli effetti vibranti della luce. La marcia dell’uomo suggerisce l’avanzare eroico contro il destino, l’idea di una fusione tra sé e il mondo, governata da una forza interiore che attinge alla filosofia dell’oltre-uomo teorizzata da Nietzsche.

Di fronte a questa figura, non possiamo certo non fare dei collegamenti con la grande arte classica, come ad esempio la Nike di Samotracia, nonostante nel suo Manifesto della scultura futurista Boccioni vede nell’arte plastica del proprio tempo “imitazioni cieche e insensate di formule ereditate dal passato”. Mentre nella Nike la sensazione della velocità è data dal drappeggio che sembra assorbire il vento, nel bronzo di Boccioni è il corpo stesso a essere rimodellato mediante un’azione che parte da sé stesso, enunciata dall’alternarsi di superfici concave e convesse, assemblate mediante l’ampio ricorso alla linea curva. È l’uomo, in altre parole che modella sé stesso, protendendosi verso il futuro. La forza del passo dell’uomo è data dall’evidenza della muscolatura del corpo, massiccia e monumentale, in cui la mancanza degli arti superiori conferisce stabilità e robustezza, nonché citazione all’Uomo che cammina di Auguste Rodin.

Il contorno, che si sviluppa come una sequenza di curve ora concave, ora convesse, tramite i suoi contorni irregolari, dona alla figura una libertà che non la incatena allo spazio, ma la rende parte di esso. Lo stesso interno della statua è attraversato da solchi e spigoli che “tagliano” i piani, come se le figure fossero più di una e si sovrapponessero di continuo. Se osservassimo la figura da destra, il torso ci apparirebbe pieno, mentre da sinistra esso si trasformerebbe in una cavità vuota. In tal modo, la scultura si modella a seconda dello spazio circostante ed assume così la funzione di plasmare le forme.

Per quanto riguarda la superficie della statua in bronzo, questa è scura e luminosa, e attraverso un’opportuna illuminazione si creano effetti con contrasti molto evidenti, portandola ad assumere valori pittorici che la avvicinano alle rappresentazioni dei quadri futuristi. Elemento di novità rispetto ai monumenti celebrativi risiede, invece, nell’abbandono della soluzione della statua, posta su un basamento unitario. L’uomo sembra porsi così sopra due basi cubiche distinte che ne sostituiscono i piedi.

Può una scultura essere viva? Può muoversi costantemente nello spazio? Vivere nonostante sia di freddo metallo dorato? Ebbene, se l’arte può una cosa, questa è sicuramente dare vita, dare emozioni ad oggetti che, senza la loro bellezza, renderebbero il nostro mondo freddo e privo colori.

Tommaso Amato