Sguardi assorti, incatenati in un abbraccio come i corpi: all’interno dell’opera “Francesca da Rimini e Paolo Malatesta appaiono a Dante e Virgilio”, il pittore olandese Ary Scheffer rappresenta così l’amore tra Paolo e Francesca, in un misto di eros, tragedia e dolcezza, sotto lo sguardo, al tempo stesso perplesso, pensoso e adorante, di Dante e di Virgilio, mettendo olio su tela la scena narrata nel V Canto dell’Inferno della Divina Commedia dal Sommo Poeta.

L’opera di riferimento, datata 1835 e appartenente ad un ciclo di sei dipinti, trae ispirazione proprio dalla penna di Dante Alighieri e descrive con grande maestria il triste destino toccato in sorte ai due amanti Paolo Malatesta e Francesca da Rimini, puniti nel II cerchio dei lussuriosi per essersi lasciati accecare dalla passione, pur essendo cognati. E proprio il marito di Francesca, nonché fratello di Paolo, fu l’artefice della morte di entrambi, e la tragedia che li legò sembra essere stata perfettamente rappresentata sulla tela di Scheffer, che pare individuare nella tragedia stessa la più elevata espressione dell’arte.

Evidenti i contrasti presenti nel dipinto: il candore dei corpi avvolti in un abbraccio, il bianco del lenzuolo che circonda i due amanti e la luce che li colpisce e ne intensifica i lineamenti si contrappongono all’oscurità tutt’intorno, ai corpi di Dante e Virgilio avvolti dall’ombra e alla scarsità di luce che non permette quasi di distinguere le espressioni dei due poeti. Ma, a ben vedere, a tratti i contrasti arrivano a mescolarsi: evidente il sodalizio tra amore e morte, che rievoca la storia dei due protagonisti raccontata da Dante e che l’artista riesce a tradurre in immagine.

Ary Scheffer (Dordrecht, 10 febbraio 1796 – Argenteuil 15 giugno 1858), pittore olandese naturalizzato francese, fu un eccellente ritrattista. La sua arte iniziò a crescere e a “formarsi” durante il periodo romantico, con maestri di riferimento come Delacroix e Géricault, ma il suo modo di fare arte non si trovò in linea con i precetti del Romanticismo: il suo stile, infatti, era stato definito “classicismo freddo“, e traeva spunto dalle opere di scrittori come Goethe e Byron. Ciò che emerge dalle sue opere è, a livello compositivo, una forte ispirazione mistica, insieme con un carattere sognante, che si riflette nel sapiente utilizzo della luce e nelle espressioni dei personaggi raffigurati.

Il dipinto in questione, conservato a Londra, sembra quindi raffigurare una storia nella storia: il narratore della vicenda, Dante Alighieri, diventa a sua volta protagonista di una storia narrata per immagini dall’artista Scheffer, un po’ come accade all’interno della Commedia stessa, in cui il Sommo Poeta vive e narra in prima persona situazioni affrontate, persone incontrate ed emozioni provate. L’artista olandese sembra essere riuscito a tradurre visivamente tale viaggio, soffermandosi sui particolari che rendono l’opera stessa tragicamente rasserenante.

Chiara Pirani