Anche oggi, protagonista di questa rubrica dedicata all’arte è un’opera del pittore belga René Magritte. È straordinario come questo artista riesca sempre a stupire chi osserva e, ancora di più, a muoverlo a riflessioni che vanno “oltre la tela”, a cercare di capire cosa si nasconde dietro gli elementi realizzati e avvicinati, non casualmente, sulla tela stessa. Eppure, tra una tavola apparecchiata, un occhio e il titolo “Il ritratto“, il legame non sembra essere così esplicito.

L’opera, datata 1935, sembrerebbe, a primo acchito, un dipinto di genere, per la presenza di posate, un bicchiere, una bottiglia e un piatto con una fetta di prosciutto, ma l’occhio che viene rappresentato al centro di quest’ultima sembra cambiare tutte le carte in tavola, e aggiungere quel pizzico di incertezza e insinuare nella mente dell’osservatore domande che sembrerebbero destinate a rimanere senza risposta.

La prima che viene in mente è, quasi sicuramente: “Di chi è l’occhio raffigurato?”. Le interpretazioni che sono state date e che potrebbero essere date a riguardo sono tante e diverse; le più accreditate associano l’occhio a quello di un maiale, dell’ospite invitato a cena, che molto probabilmente si appresta ad abbuffarsi a tavola, o a quello dell’osservatore, che si auto-osserva in un dipinto che, proprio senza quell’occhio, non avrebbe lo stesso misterioso fascino e non susciterebbe altrettanto misteriose domande.

A livello cromatico, l’opera è formata da due principali colori, il giallo e il nero, in diverse tonalità, che sembrano conferire al dipinto un’armonia e un equilibrio straordinari, se non fosse per quell’occhio nel bel mezzo del piatto, che sembra spezzare la monotonia del quadro, abbracciando completamente i precetti del Surrealismo.

René Magritte (Lessines, 21 novembre 1898 – Bruxelles, 15 agosto 1967), noto pittore belga, fu tra i massimi esponenti del Surrealismo, corrente artistica d’avanguardia, nata in Francia dopo la Prima guerra mondiale. Il pittore, inizialmente influenzato da Cubismo e Futurismo, fece propria la tecnica basata sul trompe l’oeil, genere pittorico che invita l’occhio dell’osservatore a considerare tridimensionale e tangibile un’immagine che, in realtà, viene riportata su una superficie bidimensionale. L’artista fu definito saboteur tranquille per la sua straordinaria capacità d’insinuare dubbi sul reale attraverso la rappresentazione del reale stesso, al fine di mostrarne il “mistero indefinibile”. 

Curiosità interessante è che il dipinto in questione cela un’altra opera dell’artista belga: pare, infatti, che sotto “Il ritratto” si nasconda l’immagine di una figura femminile che, secondo gli studi condotti tramite uno spettro-imager a infrarossi, a new York, e grazie all’ausilio di uno scanner XRF, ad Anversa, appartiene all’opera dell’artista, andata perduta, dal titolo “The Enchanted Pose“, teoria confermata da un confronto con l’unica foto superstite dell’opera stessa. Il dipinto, inoltre, faceva parte della collezione privata dell’artista surrealista Key Sage, il quale decise di donarlo nel 1956 al Museo d’Arte Moderna di New York City.

Chiara Pirani