Lontane, senza mai toccarsi, eppure così vicine. In “Coppia con le teste piene di nuvole“, Dalì sembra suggerire come talvolta si faccia fatica ad armonizzare le idee, i sogni, le vite di due persone, ma allo stesso tempo come possa bastare davvero poco per trovare, e trovarsi, lo stesso posto nel mondo. È quello che accade alle due figure rappresentate, quasi sicuramente Dalì e la moglie Gala, colte in un tentativo di avvicinamento, ma che si trovano a pensare, a sognare lo stesso luogo, pieno di nuvole e con un tavolo a cui sedersi, in cui incontrarsi.

L’olio su legno, realizzato nel 1936, del pittore surrealista richiama in parte il maestro Magritte, e in particolare l’opera “Gli amanti“, cogliendo le figure “piene di nuvole” nell’atto di raggiungersi, proprio come fanno i due amanti: la testa della figura di destra, infatti, cerca di poggiarsi sulla spalla della figura di sinistra, ed entrambi affidano alla propria immaginazione l’atto di disegnare ciò che la fantasia vorrebbe raggiungere. E, infatti, se il contorno delle due figure appare “vuoto” e di poca rilevanza, l’interno dei due amanti è pieno, è un tripudio di sfumature di giallo. Lo sfondo di entrambe le sagome rappresenta Port Lligat, sul quale si può scorgere un cielo grigio caratterizzato dalla presenza di nuvole pallide.

In primo piano, e all’interno di entrambe le figure rappresentate, si può osservare un tavolo coperto da una tovaglia: quello di destra è leggermente più piccolo, ma su tutti e due si trovano degli oggetti-feticcio ricorrenti in più opere dell’artista spagnolo, e le tovaglie bianche sembrano rappresentare due mani giunte. “Coppia con le teste piene di nuvole“, secondo alcuni critici, fu eseguito da Dalì all’apice del suo periodo surrealista, dando sfogo alla raffigurazione di immagini strettamente personali e rimandando alla sua attrazione per la psicoanalisi freudiana.

Salvador Dalì (Figueres, 11 maggio 1904 – Figueres, 23 gennaio 1989), artista a trecentosessanta gradi dalla fervida immaginazione, trascorse gran parte della sua infanzia a Figueres, nel villaggio costiero di Cadaqués, luogo in cui i genitori costruirono il suo primo studio, stimolandolo, in tal modo, già da piccolo a mettere in pratica la propria arte. Proseguì i suoi studi presso un’accademia a Madrid, per poi trasferirsi a Parigi nel 1920, entrando in contatto con numerosi artisti di spessore, tra cui Picasso e Magritte, e dedicandosi al suo primo periodo surrealista. Mantenne, però, sempre un viscerale attaccamento alla Spagna, elemento che traspare in molti dei suoi dipinti.

Ricorrente, nelle opere di Dalì, è quindi il tema del sogno, presente anche nel lavoro in questione, all’interno del quale il sogno stesso sembra continuare, pur essendo concepito da due figure distinte: nei contorni delle cornici rappresentate sono facilmente ravvisabili i ritratti di Dalì e della moglie Gala, e infatti il dipinto narra il luogo e il tempo in cui i due amanti coltivarono il proprio amore e condivisero la stessa visione di sogno, e forse anche di realtà.

Chiara Pirani