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“È un solitario. Condannato a guardare la partita da lontano. Senza muoversi dalla porta, attende in solitudine, fra i tre pali, la sua fucilazione. Prima vestiva di nero come l’arbitro. Ora l’arbitro non è più mascherato da corvo e il portiere consola la sua solitudine con la fantasia dei colori” (Eduardo Galeano, in riferimento al ruolo del portiere)

Può un prigioniero di guerra, dopo anni passati al fronte a combattere ed essere catturato dall’armata nemica, scoprire un amore che non si era mai manifestato prima? La risposta a questa domanda è, evidentemente, affermativa. La dimostrazione di ciò sta nella storia di Bernhard Carl Trautmann, conosciuto come Bert Trautmann; il nome non vi dice nulla? Meglio che vi rinfreschi la memoria. Scomparso nel 2013, ha difeso i pali del Manchester City per ben 15 anni (dal 1949 al 1964), diventando una leggenda del club, nonché primo straniero ad essere eletto Giocatore dell’Anno in Inghilterra. 

La storia di Trautmann è fedelmente raccontata nel film THE KEEPER, diretto da Marcus H. Rosenmüller  e uscito nelle sale nel 2019. Bernhard Trautmann, paracadutista tedesco, dopo essere stato spostato sul fronte ovest a combattere per l’esercito nazista viene catturato dagli inglesi, e la sua vita cambia radicalmente. È proprio durante la prigionia che scopre la passione per il calcio e inizia a mettersi in luce come portiere. Gli verrà permesso di giocare per la squadra locale dove, nonostante gli insulti causati dal suo essere tedesco, verrà notato da un esponente del Manchester City, che gli proporrà di sostenere un provino. Dopo la firma con gli ‘Sky Blues’, Trautmann dovrà guadagnarsi la fiducia di società, compagni e tifosi, intimoriti e disgustati dall’avere un portiere tedesco. Il giovane però non si perde d’animo e, grazie al supporto di chi lo ama, riuscirà a diventare una stella. Tuttavia, gli orrori della guerra lo perseguiteranno, e diventeranno ancora più acuti dopo la scomparsa del figlio: Trautmann, infatti, ricorderà, a causa di una serie di dolorosi flashback, la morte di un bimbo ebreo alla quale aveva assistito e che non era riuscito a impedire. 

La pellicola, cruda al punto giusto, riporta la storia di un uomo a metà tra la beatitudine e la condanna, tra il mito e il ribrezzo, un atleta prestante ma lacerato dalla guerra che era stato convinto a combattere dalle spietate azioni propagandistiche dei tedeschi. 

Giulia Galante