“Gli occhi sono le specchio dell’anima”, ma con alta probabilità l’intento rappresentativo del pittore belga René Magritte non si limitava a una banalità del genere; lo scopo dell’artista, invece, racchiude sicuramente qualcosa di più profondo e inaspettato, così come tutte le sue opere. Il suo obiettivo sembra sempre quello di far riflettere l’osservatore e di innescare una serie di domande capaci non solo di indurlo a scoprire cosa si celi realmente dietro una rappresentazione del genere, ma anche di destabilizzarlo.

Il dipinto, un olio su tela datato 1928 e attualmente conservato presso il Museum of Modern Art di New York, è interamente occupato da un occhio che guarda intensamente l’osservatore. Al centro, la pupilla nera sembra una macchia al centro del cielo dipinto sull’iride, e innesca un gioco di specchi e di riflessi, per cui l’immagine sembra sia destinata a cambiare a seconda di ciò che l’artista, o meglio l’occhio dell’artista, sta osservando. Ci si aspetterebbe, quindi, che il cielo dipinto sull’iride cambi continuamente, assumendo le sembianze di ciò che l’occhio sta guardando.

Ma perché proprio il cielo? Magritte non opera mai scelte casuali all’interno dei suoi dipinti, motivo per cui, con alta probabilità, la scelta del cielo è associata al fatto che la pupilla al centro appare come un sole nero che mina in qualche modo la serenità apparente del cielo stesso.

Vale la pena, però, soffermarsi anche sul titolo del dipinto: “Il falso specchio” potrebbe trarre in inganno l’osservatore, quando invece l’intento dell’artista potrebbe essere quello di rappresentare semplicemente un enorme occhio spalancato nel cielo. Ma, allo stesso tempo, lo specchio è lo strumento che per eccellenza reinterpreta e falsa la realtà che osserviamo, inducendo chi guarda a una continua ricerca finalizzata all’interpretazione di ciò che si sta vedendo, cercando di vagliarne le complessità. Ma il più delle volte, come probabilmente ci suggerisce Magritte, ci si limita alla “prima impressione” e ci si arrende presto, abbandonando l’idea di scavare più a fondo.

René Magritte (Lessines, 21 novembre 1898 – Bruxelles, 15 agosto 1967), noto pittore belga, fu tra i massimi esponenti del Surrealismo, corrente artistica d’avanguardia, nata in Francia dopo la Prima guerra mondiale. Il pittore, inizialmente influenzato da Cubismo e Futurismo, fece propria la tecnica basata sul trompe l’oeil, genere pittorico che invita l’occhio dell’osservatore a considerare tridimensionale e tangibile un’immagine che, in realtà, viene riportata su una superficie bidimensionale. L’artista fu definito sabotateur tranquille per la sua straordinaria capacità di insinuare dubbi sul reale attraverso la rappresentazione del reale stesso, al fine di mostrarne il “mistero indefinibile”.

Un’altra curiosità racchiusa nel dipinto è che quest’opera emblema del Surrealismo suscitò la curiosità del genio del cinema surrealista spagnolo Luis Buñuel, tanto da riprenderla come scena madre del suo cortometraggio “Un chien andalou” (Un cane andaluso), scritto e prodotto con l’artista Salvador Dalì nello stesso anno in cui Magritte realizzò il dipinto “Il falso specchio“.

Chiara Pirani