Mistero d’Autore [EP.3] Il Cuore Nero (Parte Terza – Il Cuore Rivelatore)

 

Anche in questo racconto il narratore è in prima persona, e narra i fatti già accaduti. Dice di non essere “pazzo”, ma che è tutto “vero!” (Si svela, si colpevolizza). E ritornano parole già incontrate nel precedente testo, quali “inferno” e “trionfo”.
Il protagonista parla del suo “vecchio” che non gli aveva mai fatto un torto (come il gatto nero) ma era quel suo occhio azzurro chiaro con un velo sopra la causa di quel disturbo. Lui vuole uccidere il vecchio per liberarsi di quell’occhio.
Ammette subito l’omicidio ma asserisce che non è pazzo, e il racconto procede con la descrizione del suo modus operandi.
Ogni notte, esattamente a mezzanotte, entra nella stanza del letto del vecchio e lo osserva mentre dorme. L’ottava di queste notti, il vecchio si sveglia e lui si improvvisa la morte che avanza a lunghi passi con la sua ombra nera (sapeva ciò che il vecchio provava, sentiva pietà per lui, sebbene ridacchiasse in cuor suo).
Il protagonista decide di aprire una piccola fessura nella lanterna che tiene in mano e un solo raggio fioco guizza fuori e cade in pieno sull’occhio di avvoltoio.
L’acutezza dei sensi gli fa sentire un suono che incrementa la sua collera, è il battito del cuore del vecchio. Il rumore è terrore, per entrambi. Pensava che il suo (cuore) potesse scoppiare per la paura. Ma è questo il momento in cui si passa alla modalità della performanza, lui si avvicina al vecchio, lo prende e lo trascina per terra, rovesciandogli il letto sopra. Il cuore del vecchio batte ancora, ma infine cessa. Lui verifica che abbia smesso davvero di battere mettendo le mani sul petto dell’anziano.

Anche qui abbiamo la fase dell’occultamento del cadavere, nella quale il corpo è tagliato a pezzetti e messo sotto il pavimento della camera, disponendo le piastrelle in maniera precisa.
Ma un grido è stato udito, e tre funzionari della polizia sono alla porta. Lui ha il “cuore leggero” ed è ha suo agio, portandoli proprio nella stanza del vecchio.
Mette delle sedie proprio sul punto dove risposa la vittima e snete di aver trionfato.
In questo momento però lui percepisce un rumore, ma non è solo nelle sue orecchie; l’agonia cresce con il sospetto dei poliziotti verso di lui.
Il rumore non è dentro di lui, ma fuori. (Così scrive al lettore, al narratario) Sotto le assi c’è il battito del cuore. Non riesce a non gridare e rivela che il cadavere si trova sotto i loro piedi.
Ancora una volta il colpevole è punito e il senso di colpa è la causa prima della sua autodenuncia.
E’ evidente la somiglianza dei due racconti e dei loro sviluppi, come è certo che il riferito reciproco degli elementi è sicuramente non casuale.
Questa deduzione la faccio proprio per l’alto contenuto di rimandi che è possibile trovare sia nel Il Gatto Nero che nel Il Cuore Rivelatore. Dall’occhio al cuore, dal modus operandi dei due omicidi agli attanti-soggetti cognitivi e pragmatici in sincretismo.
Dalla prossima parte inizierà l’analisi semiotica vera e propria per capire se possiamo risolvere il grande mistero dietro questi due racconti!

Lorenzo Console

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