Anne Rice – Cronache dei vampiri

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Chi ha smesso di credere in Dio o nel bene continua lo stesso a credere nel diavolo. Non so perché. No, anzi, lo so: il male è sempre possibile. E il bene è eternamente difficile. 

(da “Intervista col Vampiro”)

 

“Il bene genera bene e il male porta solo altro male”: un luogo comune, spesso abusato e parecchio noioso, sostenuto da false speranze e da un cristiano moralismo.

Una nenia soffocante da cui le nostre orecchie trovano sollievo aprendo un libro di Anne Rice: qui la voce interiore comincia a risuonare di parole nuove, soavi, ma taglienti nella loro delicatezza, tristi e festose, preziose, ma decadenti insieme.
Un continuo ossimoro che lotta tra la debolezza indotta dall’astinenza e la forza attinta dalla sacra linfa. Il bene non si libera del male e il male assume una nuova forma proprio perché corredato del bene.

Il vampiro, assetato, malvagio, allievo di satana, ritorna dai sepolcri ottocenteschi e dalle tombe dell’antico Egitto, come narrato ne “La regina dei dannati”, e si traveste di luce nuova, non più il polveroso barlume della candela, bensì l’agghiacciante neon dei led fluorescenti. E’ un passaggio generazionale, anzi secolare, è il rinnovo della tradizione, un insieme di vintage e pacchiano. Le parole descrivono, narrano, dipingono la storia di personaggi fuori dal tempo, in quanto immortali, ma anche perché non appartengono al presente, alieni alla vita essendo loro non-morti, ma sfogliando le pagine si ha la consapevolezza che nessuno più di loro sappia godersi la vita altrettanto bene. Forse è stata la povertà vissuta nell’infanzia dalla stessa Rice che l’ha portata a scegliere un mondo fatto di lusso, stravaganza e amore per il superfluo. I luoghi e le persone, ma anche i colori, i suoni e le atmosfere che si respirano in questo limbo vampiresco sono ricchi, sfarzosi, eccentrici.

E’ il mondo sfrenato di chi ha tutto per l’eternità. Un sogno, o una favola, piuttosto, forse, un incubo. E’ difficile comprenderne il motivo, ma è come se la disperazione non abbandonasse mai veramente questi personaggi. Sembra quasi che con le sue parole, ora soffici, ora taglienti, ma sempre preziose, voglia addobbare il freddo di creature erranti, il cui bacio, tanto desiderato, diverrà motivo di dannazione eterna.

Anna Sintini

 

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