Il fucile da caccia di Inoue Yasushi

Primo romanzo di Inoue Yasushi, scrittore giapponese del Novecento, è un romanzo che può considerarsi epistolare e si conclude in poco più di cento pagine. Nonostante il titolo fuorviante, questo romanzo parla d’amore, amore dato o ricevuto, accolto o respinto, di colpa e di morte.

La vicenda comincia con un poeta che pubblica, quasi costretto, in una rivista di caccia, la poesia che dá il titolo al libro. Egli si rende conto che un poemetto di tale genere, in cui un fucile da caccia rappresenta metaforicamente la solitudine umana, non trova molto spazio in una rivista di venagione. Mesi dopo la pubblicazione, però, arriva la lettera di un uomo che si riconosce nella descrizione del cacciatore del poema e dice:

“Comunque se penso ai giorni in cui cominciai a interessarmi alla caccia, non ero certo l’uomo solitario di oggi. Ma già allora, quando il successo mi arrideva sia nella vita pubblica sia in quella privata, non potevo fare a meno di avere sempre il fucile a tracolla.”

Il cacciatore decide di confidarsi con il poeta, inviandogli le lettere di tre donne, legate tra loro: una figlia, una zia e una madre.

Questo libro ruota intorno a due segreti, due segreti che condannano i personaggi alla solitudine, nonostante essi siano legati da relazioni familiari; due segreti mai svelati per mantenere una pace esteriore che porta ad un logoramento interiore dei protagonisti.

Taciti accordi e frasi non dette per mantenere intatta una fortezza di pace: ma la bellezza della narrazione è proprio quella di rispecchiare questi accordi silenziosi, infatti la lettura non svela tutto, è sempre in bilico tra il detto e il non detto.

Le tematiche principali sono la colpa, la morte e l’amore.

Gravita tutto intorno a questo “groviglio” di fili, fino ad arrivare al nocciolo fondamentale di tutta la storia:

“Quando, giunte alla fine della vita, serenamente distese, volgeranno il loro viso al muro della morte, tra la donna che ha goduto appieno della felicità di essere amata e la donna che può dire di avere avuto poche gioie ma di avere amato, a quale delle due Dio vorrà concedere il tranquillo riposo? Ed esiste, in questo mondo, una donna che possa dire davanti a Dio: “Io ho amato”? Sì, sono sicura che esiste. Forse la ragazza dai capelli sottili crescendo è diventata una di quelle poche elette. Avrà magari i capelli in disordine, il corpo segnato dalle ferite, gli abiti a brandelli, ma potrà dire a testa alta, con fierezza: “Io ho amato”. Ed esalare l’ultimo respiro”.

Questi elementi creano una narrazione tragica ed evocativa, grazie anche a numerose similitudini con la natura.

Questo primo romanzo di Inoue Yasushi riesce a dimostrarne tutto il talento. Una stessa storia, narrata da tre diversi punti di vista, più o meno coinvolti. Riflessioni profonde, lasciate però galleggiare per essere colte dal lettore, evitando allo scrittore di risultare prolisso. Una scrittura scorrevole ma al contempo poetica.

Tutti gli elementi citati rendono il romanzo molto particolare e profondo: può essere gustato piano piano o divorato in poche ore.

La storia, che poteva risultare scontata, è stata interessante grazie alla narrazione dello scrittore, che piano piano ci fornisce tutti gli indizi per costruirla.

Il fatto che più colpisce è come la brevità della storia abbia espresso con profondità determinate tematiche, grazie all’equilibrio tra parole narrate e riflessioni evocate.

 

Claudia Morbiato

 

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Autore: Cabiriams

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