Gio. Ott 1st, 2020

Frozen 2 – Il segreto di Arendelle: Quando la favola supera la realtà

Chi è appassionato di cinema sa che la cerimonia di assegnazione dei Golden Globes è quasi un’anteprima di quello che succederà alla di poco successiva cerimonia di consegna degli Oscar, e se effettivamente sono queste le premesse, per Frozen II – Il segreto di Arendelle potrebbe esserci un riconoscimento importante.

Infatti, l’ultimo, in ordine di uscita, lungometraggio Disney ha ricevuto due nomination, sia come Miglior film di animazione sia per la Miglior canzone con Into the Unknown. Se si è avuta la possibilità di vederlo al cinema, lo si potrà di certo considerare uno spettacolo senza eguali, addirittura molto più affascinante del primo, anche se si è abituati a considerare i secondi episodi come una brutta copia dei primi.

Nonostante avessimo lasciato Elsa ed Anna adulte, questo film invece riprende il filo della narrazione durante l’infanzia delle bambine quando ancora i genitori erano in vita. In uno di questi flashback, il papà racconta la storia di come il villaggio di Arendelle avesse stretto un’alleanza con la tribù dei Northuldri e come successivamente questo stesso rapporto si fosse interrotto bruscamente.

Tre anni dopo l’Incoronazione, le due ragazze vivono serenamente, fino a quando Elsa comincia a sentire una sorta di richiamo che la porta a intraprendere un viaggio alla scoperta di quel segreto che si rivelerà aver dato vita alla sua famiglia e al suo potere. Assistendo alla proiezione ci si rende conto che molti erano gli adulti in sala e soprattutto in tanti cantavano le canzoni presenti nel film, come se avessero passato i pomeriggi precedenti a cantare.

Questo è sicuramente un aspetto da mettere in luce, perché sta ad indicare che una casa cinematografica come la Disney è ancora in grado di attirare le famiglie in sala e di coinvolgerle, cosa assolutamente più importante. Elemento ancora più significativo è sicuramente il rapporto tra le due sorelle, che ha iniziato a manifestarsi nel primo film, cresce sempre più e diventa una base solidissima su cui costruire anche la seconda parte della saga.

L’aspetto che è bene sottolineare, però, è il fatto che Elsa sia una principessa estranea al classico modello disneyano e non abbia nessuna necessità di avere accanto qualcuno che la aiuti a governare, anche se nel finale del film sembra un pò riaffermarsi questo stereotipo attraverso Anna. La sfida per la grafica è stata molto impegnativa, ma sicuramente si è dimostrata all’altezza delle aspettative, ricostruendo perfettamente sia i paesaggi nordici sia i personaggi umani che animali.

Sebbene per alcuni il finale sia risultato un pò banale, l’unica cosa che importa è che sia riuscito a far rivivere negli adulti e a far nascere nei bambini l’aspetto magico dei film d’animazione firmati Disney.

Simona Sucato

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