Questo film, già prima della sua uscita, si era fatto carico di un pesante fardello e di notevoli aspettative dalla fan base di casa Marvel. Reduci da serie del calibro di Loki e WandaVision su Disney +, e da film come Spider-Man – No Way Home, che hanno introdotto a poco a poco il concetto di multiverso, il secondo film da solista del Doctor Strange era atteso principalmente per mettere in chiaro le regole che caratterizzano tale luogo.
Loki ci ha mostrato come la spaccatura tra i diversi universi e realtà fosse resa possibile tramite un controllo da parte della TVA, organizzazione fuori dal tempo e dallo spazio creata da Kang il Conquistatore. Spider-Man a sua volta non aveva migliorato la situazione, non citando affatto la serie del dio dell’inganno e dettando delle regole (alquanto strane e prive di senso) proprie.  
Nonostante questo carico di aspettative, in casa Marvel sembra ormai essersi assodata la tradizione del “meglio un film scenicamente d’impatto e di intrattenimento che una trama sensata”. Ma spieghiamoci peggio e andiamo con ordine. A differenza della DC e del suo universo, la Marvel ha impiegato anni per costruire le sue storie, i suoi collegamenti, introducendo con un contagocce ben dosato i vari personaggi. Dopo End Game, sembra che questa visione d’insieme sia stata sacrificata sull’altare del grande pubblico, che di certo non ha tempo (o voglia) di recuperare le numerose pellicole, e serie tv, per comprendere come mai avvenga una certa azione o chi sia tale personaggio. Tuttavia, è stata proprio questa cura dei dettagli la formula vincente. Film come il terzo capitolo di Spider-Man, Eternals, Shang-Chi, Black Widow sembrano sacrificare una trama ben strutturata a favore di un forte impatto visivo. Le stesse serie tv sembrano soffrire la medesima scelta. Dopo un inizio spettacolare, ben scritto, con una buona presentazione e caratterizzazione dei personaggi, l’alto livello sembra scemare, arrancare e annacquarsi fino all’ultima puntata, raffazzonata e sbrigativa, come se non si avesse avuto il tempo di chiudere tutti gli eventi in sospeso.     
Doctor Strange, grazie anche al cambio di regia in favore di Raimi, sembra uscire da questa maledizione. Innovativo come lo fu all’epoca il primo capitolo, il film trasuda in ogni suo aspetto lo stile del regista, cosa alquanto rara per un film MCU (facevano forse eccezione Iron Man di Jon Favreau, Thor diretto da Kenneth Branagh o i Guardiani della Galassia di James Gunn). Questo si può notare soprattutto in quella tinta di “soft-horror” che rimanda a pellicole come “La Casa”, “L’armata delle tenebre” e continue auto-citazioni. Scelta che sorprende se si pensa che stiamo vedendo di fatto un film “Disney”, non nel senso proprio del termine, ma è innegabile che dopo l’acquisizione della Marvel da parte del colosso statunitense sia entrata in vigore una certa formula ricorrente in tutti i film, una sorta di prestampato su cui poi edificare una storia.      
La pellicola, come detto, si svincola da quella brutta piega in cui erano rimasti coinvolti alcuni film, ed è costantemente in azione, lo spettatore non si annoia mai, è sempre tenuto sul pezzo da ciò che sta avvenendo. Scenograficamente fantastico, con inquadrature che enfatizzano l’azione, con colori e musiche che abbracciano lo spettatore e lo invogliano a far parte di questo mondo.  


L’introduzione di nuovi personaggi avviene in maniera intelligente e cauta, mai troppo forzata, lasciando intendere la loro esistenza in altri universi, ma senza introdurli ufficialmente nell’MCU. Magistrale l’interpretazione (i) di Cumberbatch e dei suoi Strange alternativi; lo stesso dicasi per la Olsen, che ha saputo tirar fuori il meglio da un eroe (o villain) tormentata come Wanda. Tende ad abbassare un po’ i toni la parte centrale, forse la più attesa dai fan, con l’introduzione degli Illuminati, non sfruttati al massimo del loro potenziale. Al di là di qualche difetto tecnico, il film raggiunge il suo obiettivo: intrattenere lo spettatore per tutta la durata, senza che questo si annoi o si faccia troppe domande, tranne per il fatto che lo spettatore medio capirà ben poco della trama, a meno che non abbia visto la serie WandaVision, da cui effettivamente scaturisce la trama del film. Quella delle serie televisive è una lama a doppio taglio in un universo cinematografico enorme come l’MCU. Se per uno spettatore non appassionato è accettabile vedere ogni tanto un nuovo film al cinema, non è altrettanto scontato che questo passi almeno 4-5 ore a seguire una serie su un sito streaming a pagamento come Disney +.           
Enorme incognita restano di fatto i principi che regolano il funzionamento del multiverso, e un chiarimento, anche con riferimenti a Loki, non avrebbe di certo fatto male. Si spera che con i prossimi lungometraggi/serie questo mistero venga finalmente svelato, soprattutto se pensiamo che il main villain di questa fase dovrebbe essere proprio Kang il Conquistatore.
Che dire, se non che Doctor Strange nel multiverso della Follia ha piacevolmente stupito, sia per la regia che per le scelte stilistiche, pur con qualche cigolio nella trama. Certamente i prossimi film Marvel dovrebbero prendere ad esempio questo film, cercando di dare una propria impronta ai vari personaggi in modo da caratterizzarli al meglio, uscendo in questo modo dal “preparato” servito da nonna Disney.

Tommaso Amato